La città (che anche l’è di me) che ha la sindaca più amata d’Italia, ha anche l’istituto di pena più fuorilegge di tutti. Dall’inizio di una delle più calde estati degli ultimi 50 anni, un detenuto, colpito da ictus, è morto in cella dopo 10 giorni di patente invalidità di cui nessuno s’era accorto; il Gip fiorentino ha sequestrato sette sezioni del carcere per le impraticabili condizioni sanitarie dei locali; una lettera al Garante per i diritti delle persone private della libertà ha denunciato acqua inquinata potenzialmente infettante. Di fronte a tutto ciò, in un’Italia dove mediamente c’è una sovrappopolazione carceraria di quasi il 140% (col picco di Lucca dove siamo a oltre il 200%), la direzione regionale dell’amministrazione penitenziaria toscana ha autorizzato come rimedio estremo (al male estremo) l’uso di brande e materassi a terra nei corridoi per far fronte al sovraffollamento.

Non occorre aver visitato il carcere di Sollicciano, migliaia tra parlamentari, consiglieri regionali, comunali, associazioni e parenti (delle vittime, verrebbe da dire) lo hanno fatto negli anni, per rendersi conto di cosa stiamo parlando - tra l’altro i corridoi nei reparti sono fatiscenti quanto le celle, oltre che curvi, né occorre segregarsi nella propria camera da letto di questi tempi senza aprire la finestra o farsi la doccia o mettere un “materasso” per terra per apprezzare le circostanze in cui devono vivere le persone ristrette, occorre leggere prima l’articolo 27 della Costituzione e poi l’ordinamento penitenziario che da poco ha “festeggiato” i 50 anni.