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Ultimo aggiornamento: 7:35

Chi comanda davvero nelle carceri? Verrebbe da rispondere che è lo Stato, ma da tempo non è più così. Le carceri, in Italia, non sono più soltanto luoghi di custodia cautelare o di esecuzione della pena. Sono un mondo a parte, un territorio ad altissima densità criminale, dove proprio lo Stato e chi lo rappresenta hanno perso autorevolezza.

Dietro le sbarre si spacciano sostanze, si aggredisce, si estorce, si violenta, si ricatta. E ciò che rende tutto più grave è che, assai spesso, chi commette questi reati resta nella fortezza blindata delle sezioni detentive, persino accanto alla persona offesa.

Quando un detenuto spara a un altro come è successo a Frosinone, oppure spaccia droga, aggredisce agenti o commette violenza sessuale come accaduto a Prato, non ci sono reazioni immediate. Il detenuto può restare nella sua “comfort zone” e il boss della sezione può continuare a taglieggiare gli altri detenuti. Se la vittima è un altro detenuto, spesso neanche sporge denuncia, per paura e per la consapevolezza che il sistema non è in grado di tutelarlo. Se la persona offesa è un agente deve ingoiare il boccone amaro, perché l’amministrazione tende a minimizzare e, in alcuni casi, a perseguirlo disciplinarmente per non aver saputo “gestire” l’evento. Sono paradossi che generano un circolo vizioso: l’impunità alimenta la violenza, la violenza erode l’autorevolezza dello Stato.