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Ultimo aggiornamento: 7:05

È sempre triste effettuare il bilancio carcerario di fine anno. Questa volta però è più triste che mai. Il carcere è diventato quello che la cultura dell’attuale governo ha voluto che fosse: un grande contenitori di corpi, che ha del tutto abdicato a farsi costruttore di percorsi di vita.

Alla fine di questo 2025 (il dato è al 30 novembre), sono 63.868 le persone detenute nelle 189 carceri italiane per adulti. Erano 61.861 alla fine dell’anno scorso. Questo significa che sono cresciute al ritmo di oltre 180 in più al mese. È perché si commettono più reati? Sembrerebbe proprio di no. I crimini denunciati all’autorità giudiziaria nel primo semestre del 2025 (ultimo dato disponibile) sono stati infatti 1.140.825, rispetto ai 1.199.072 dello stesso periodo del 2024, con una diminuzione del 4,8%.

A fronte di tutto ciò, la capienza ufficiale del sistema penitenziario è passata nel medesimo arco di tempo da 51.312 a 51.275 posti, diminuendo di 37 unità. Nonostante il piano edilizio sbandierato ai quattro venti, nonostante la nomina del commissario straordinario, nonostante gli ammiccamenti alla costruzione di carceri private. E questi numeri, come ben sa Antigone che le carceri le visita in continuazione, sono tali solo sulla carta. Nella realtà sono moltissime le sezioni chiuse per mancanza di fondi destinati alla loro manutenzione. La capienza effettiva del sistema carcerario è di 46.124 posti, ovvero quasi 18.000 posti in meno rispetto alle presenze, con un tasso di affollamento su scala nazionale pari al 138,5%. In ben 72 istituti penitenziari si raggiunge o si supera il 150%. A Lucca siamo addirittura al 247%, a Vigevano al 243%, a Milano San Vittore al 231%, a Brescia Canton Monbello al 216%, a Foggia al 215%, a Lodi al 211%, a Udine al 209%, a Trieste al 201%, a Brindisi al 199), a Busto Arsizio al 196%.