“Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato“. È molto grave l’accusa lanciata dal procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia. Nel corso di un incontro ai cantieri culturali della Zisa, il magistrato ha analizzato la situazione di crisi in cui versano le carceri del nostro Paese. “Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un’altra struttura”, ha spiegato, sottolineando ancora una volta il problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani: “La situazione è complicata – ha spiegato -, vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria, non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati, molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in carcere”. Per De Lucia, “i penitenziari non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono, il controllo appartiene alle organizzazioni criminali”.

Inoltre, il procuratore è tornato sulle dichiarazioni rilasciate dalla premier, lo scorso 13 luglio, quando Giorgia Meloni si era recata a Palermo per presiedere il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. La presidente del Consiglio si era detta pronta a coinvolgere l’esercito, per far vedere a “chi pensa di terrorizzare questa città che c’è uno Stato che agisce e colpisce”. De Lucia ha risposto sottolineando il fatto che “l’esercito ha compiti istituzionali diversi da quelli della polizia”, ma che “bisogna anche essere pragmatici”: “In altri paesi da Parigi a Nizza, ci sono pattuglie operative sul territorio ma c’è da dire che questo non può essere un alibi. Altrimenti poi finito lo strumento dell’esercito a cosa si passa, ai caschi blu? Un limitato apporto, ossia una sostituzione nei presidi fissi le forze di polizia, è utile”, ha concluso il procuratore capo.