L'allarme non è nuovo. Già il capo della Direzione Nazionale Antimafia Gianni Melillo, un anno fa, aveva denunciato la situazione ingestibile delle carceri italiane in mano, ormai, alla criminalità organizzata. Oggi, ancor più nette, arrivano le dichiarazioni del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia che, nel corso di un incontro sul racket del pizzo organizzato da Assostampa, dice che gli istituti di pena "non sono più sotto il controllo dello Stato".

"Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere. La situazione italiana è complicata, vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria, non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati, molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in cella", ha spiegato il capo dei pm del capoluogo. Constatazioni tratte dalle indagini svolte anche dall'ufficio inquirente di Palermo che, da ultimo qualche settimana fa, ha scoperto acquisti di munizioni fatte dal carcere da un trafficante e ordini di danneggiamenti, intimidazioni e richieste di pizzo partite dalle celle. " Le carceri non esplodono perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono", ha rincarato il magistrato. Ma se la situazione negli istituti di pena è fuori controllo, non va meglio all'etserno. Da mesi Palermo vive un allarme sicurezza fatto di attentati ed episodi violenti. La Procura in due diverse operazioni ha arrestato alcuni dei responsabili e sta indagando sui mandanti di questa recrudescenza del racket.