«Oggi il problema delle poche denunce, rispetto al racket, è serissimo. Palermo è totalmente diversa rispetto a 35 anni fa, ma non sarei così ottimista sulla reazione della società civile rispetto ai fatti che stanno accadendo. C'è ancora una significativa voglia di mafia che proviene dal circuito del terziario e le ultime indagini ci dicono che c'è chi ha fatto sparire le bottigliette incendiarie che sono state trovare fuori dal proprio negozio. Se noi avessimo le denunce necessarie oggi potremmo fornire risposte, in tempi rapidissimi, individuando e perseguendo i responsabili del racket. Purtroppo, ancora oggi, una serie di fattori limitano queste attività, cioè le denunce dei cittadini». L'allarme è stato lanciato dal procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, durante un incontro ai cantieri culturali della Zisa.
«C'è una recrudescenza del fenomeno estorsivo – ha aggiunto - soprattutto nelle aree periferiche della città di Palermo. Non ci sono parti del territorio che ormai sono esenti dal fenomeno del racket e in alcune zone si paga il pizzo perché lo si è sempre fatto. Nel quartiere di San Lorenzo c'è una strategia precisa: il ritorno alla violenza perché in qualche modo si era un po' perso, da parte della mafia, il controllo della situazione. Oggi vi è il ricorso ad armi da guerra - ha proseguito - non solo Kalashnikov, ma anche bombe ad alto potenziale, che provengono da altri scenari italiani e da guerre passate e presenti, come l' ex conflitto balcanico, ad esempio, ma anche materiale che arriva dal conflitto tra Russia e Ucraina. Gli armamenti vengono diffusi nelle reti europee ma anche nella realtà siciliana».









