Giustizia 10 luglio 2026 Tre carceri su quattro ospitano più detenuti di quanti potrebbero, e con il caldo estivo le condizioni di vita sono ancora più difficili ANSA Martedì 7 luglio una cella di due metri per tre è apparsa a Roma, in piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei deputati. Il flash mob, promosso dalla senatrice di Alleanza Verdi -Sinistra Ilaria Cucchi insieme a una rete di organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, era una denuncia alle difficili condizioni in cui vivono i detenuti italiani.

Al centro della protesta c’era il sovraffollamento carcerario, cioè il fatto che le carceri ospitano più persone di quante ne potrebbero contenere. Un problema noto da anni nel sistema italiano, e che impatta negativamente sulla salute fisica e psicologica dei detenuti. Questa situazione è resa ancora più critica dal caldo estivo, soprattutto con le ondate di calore di queste settimane. In molte celle, infatti, mancano sistemi di raffreddamento. Sono quelle che Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma che ha trascorso un anno e mezzo in carcere per traffico di influenze illecite e abuso d’ufficio, aveva definito in una lettera aperta «celle forno». «Il carcere di Rebibbia è stato costruito negli anni ‘70 quando tutte le strutture erano in cemento armato privo di coibentazione e quindi perfette per trasmettere il freddo durante l’inverno e il caldo durante l’estate. Ma d’inverno ti metti due coperte, d’estate cosa fai? Assenti, ovviamente, impianti di condizionamento nelle celle e nei corridoi», aveva scritto Alemanno, che è uscito dal carcere a fine giugno.