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28 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:13

L’ultima cattivissima notizia che arriva dalle carceri italiane è l’ennesimo suicidio: un detenuto di 72 anni si è tolto la vita nella casa di reclusione di Padova. In Italia esiste un’enorme questione carceraria che è a sua volta un’enorme questione democratica. Chiusure ingiustificate, militarizzazione, sovraffollamento intollerabile, linguaggio istituzionale truce, minori considerati al pari di mafiosi e terroristi, comunità penitenziarie considerate solo come questione di ordine e sicurezza. Non era questa la storia penitenziaria democratica ereditata dal pensiero costituente, dai grandi Calamandrei, Spinelli, Pertini, Foa.

“Chiediamo diritti, clemenza e umanità nelle carceri italiane”. È questo l’appello che un gran numero di associazioni (A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, MOVI, Movimento No-Prison, Nessuno Tocchi Caino, Ristretti Orizzonti) ha rivolto al Parlamento, al Governo, all’amministrazione penitenziaria per gli adulti e per i minori, a tutti gli operatori sociali e giuridici, alle organizzazioni sindacali ma anche ai media. Non si può girare la testa dall’altra parte di fronte a un sistema che dovrebbe essere esempio di legalità e invece è abuso, degradazione, disumanità. Chiediamo al Ministero della Giustizia di alzare lo sguardo, di non minimizzare il numero delle tragedie, di non raccontarci la favola dell’edilizia penitenziaria. In carcere ci può finire chiunque, di destra, di centro o di sinistra.