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Ultimo aggiornamento: 11:57

“Non si può andare avanti a dare la tachipirina ha chi ha il tumore. Entro in carcere dal 2010. Da allora sono passati governi di ogni colore politico ma non so quanto, ci sia in Parlamento, la volontà trasversale di agire su quanto avviene dietro le sbarre. Questa non è un’emergenza ma un problema strutturale: le celle scoppiano, i funzionari sono oppressi dalla burocrazia, non siamo attrezzati ad affrontare le persone detenute a causa delle dipendenze da nuove sostanze, spesso manca un accompagnamento per il post detenzione”.

A parlare nelle ore in cui il Vaticano celebra il Giubileo dei detenuti, è don Roberto Musa, il cappellano della casa circondariale di Cremona, finita sotto i riflettori nelle ultime settimane per il suicidio di un educatore giuridico-pedagogico che si è impiccato nel bagno della struttura (il quarto nel 2025 che si aggiunge ai 71 detenuti che si son tolti la vita quest’anno).

Don Roberto, parroco a San Daniele e Pieve D’olmi, insegnante di religione al liceo “Anguissola” di Cremona, fondatore della cooperativa “Fratelli tutti” dove operano ex detenuti e disabili, sa che il caso dell’educatore è il pretesto per denunciare ancora una volta quanto sta avvenendo nelle galere. Ha iniziato a frequentare quel luogo da diacono e ora da quindici anni conosce uno ad uno gli uomini condannati ma anche chi lavora dietro le sbarre. E sa che Cremona non è né meglio né peggio di altre strutture.