Nel nostro Paese, ormai da molti anni, si sta compiendo una transizione verso il basso che sembra inarrestabile. Le carceri italiane diventano ogni giorno sempre più fatiscenti e degradate, mentre cresce un sovraffollamento che sta superando ogni limite di guardia, giungendo al 138.39% con 63.831 persone detenute su 46.124 posti disponibili. A Roma, l’antico Carcere di Regina Coeli è stato dichiarato in parte inagibile per il crollo di una porzione del soffitto e nel Carcere di Rebibbia, dove noi siamo detenuti, è stato raggiunto il sovraffollamento del 153,37% con 1.638 persone detenute a fronte di 1.068 posti disponibili, mentre ancora oggi parti significative del riscaldamento non funzionano. Queste condizioni livellano verso il basso tutti i percorsi esistenziali di chi sta scontando una pena: chi vuole comportarsi male si trova a suo agio nel caos del sovraffollamento, mentre chi vuole ricostruirsi un percorso di vita pulito, chi vuole riabilitarsi e reinserirsi, vede invece crescere in modo insormontabile le sue difficoltà. Questo disagio investe ovviamente anche i familiari delle persone detenute e il personale in servizio negli Istituti di pena, il cui organico è ormai largamente sottodimensionato. L’effetto più evidente di questa situazione è il numero di persone detenute che negli ultimi anni si sono tolte la vita.