Sulla scena politica transalpina, a sinistra e ancor più a destra, si conferma una tendenza di fondo: i partiti tradizionali di governo stagnano, mentre i populisti volano nei sondaggi. Un’estremizzazione del voto che rischia ora persino d’accelerare. Soprattutto dopo il forte appannamento dell’aura del presidente Emmanuel Macron, pronto ormai a ricercare solo sul fronte internazionale quel protagonismo che gli viene negato sullo scacchiere interno.All’estrema destra, il Raggruppamento nazionale (Rn), erede del Fronte nazionale di Jean-Marie Le Pen, ha così cambiato pelle. Per il patriarca xenofobo, morto l’anno scorso a 96 anni, le provocazioni di stampo razzista o dal sapore antisemita erano pure un modo per consolidare lo zoccolo duro di un elettorato ostracizzato dal resto della popolazione. Ma la musica era cambiata fin dagli anni della presidenza del neogollista Nicolas Sarkozy (2007-2012), pronto a circondarsi di consiglieri provenienti ideologicamente dall’ultradestra, come Patrick Buisson.Un’epoca spartiacque, quella sarkozysta. Da allora, infatti, tutta la destra francese è divisa, sul piano strategico, in due campi trasversali. Da una parte, quelli che, nella scia lontana di Jacques Chirac, continuano a rivendicare l’inconciliabilità fra il gollismo repubblicano e il populismo ultranazionalista. Dall’altra, i sostenitori di un’apertura delle dighe, accettando la “normalizzazione” dei lepenisti e propendendo per una larga coalizione a destra, come in Italia.Negli ultimi anni, il dissidio ha ancor più sfibrato i ranghi moderati dei Repubblicani, umiliati alle ultime elezioni presidenziali del 2022, quando la candidata “chirachiana” Valérie Pécresse – presidente della Regione parigina – raccolse uno striminzito 4,78%. Ovvero, appena un quinto dei suffragi andati all’ultranazionalista Marine Le Pen (23,15%). Un livello nettamente inferiore persino rispetto al secondo candidato della destra populista, l’ex giornalista identitario Eric Zemmour (7%).Il baricentro del campo conservatore si è spostato vieppiù a destra, soprattutto dopo la scissione dell’ex segretario neogollista, Éric Ciotti. Quest’ultimo, da poco salito sulla poltrona di sindaco di Nizza, ha nel frattempo fondato l’Unione delle destre per la Repubblica (Udr), divenuta una formazione satellite dei lepenisti. Macron, centrista sui generis dalla rivendicata visione progressista, ma di fatto pronto a nominare come premier quasi sempre delle personalità d’estrazione conservatrice, rischia di restare senza eredi politici.Nel frattempo, proseguono gli smottamenti a catena nell’area populista vieppiù affollata. “La Francia in piedi” (Debout la France), del sovranista Nicolas Dupont-Aignan, conosce una crisi profonda, soprattutto da quando non è più rappresentato in Parlamento. Gran parte dei suoi ranghi sono già confluiti nell’Rn. “Riconquista” (Reconquête), di Zemmour, resta per il momento ufficialmente autonomo, ma tanti dei suoi esponenti originari immaginano o sperimentano intese con i lepenisti.Nel 2022, con oltre il 32% dei voti al primo turno dell’ultima elezione presidenziale, la destra populista era divenuta l’area politica preferita dai francesi. Uno scenario nuovo che spinge i Repubblicani tradizionali a cercare a ogni costo alleanze nell’area centrista, con i tre partiti moderati del perimetro più vicino al presidente Macron.Lo spauracchio di un’autostrada aperta lasciata all’estrema destra è al centro di continui appelli alla riscossa e all’unione, come quello dell’ex ministro "chirachiano" Jean-François Copé, dalle colonne del Figaro. Per lui, «i partiti di destra e centrodestra hanno una responsabilità storica per designare al loro interno un candidato unico capace di qualificarsi per il secondo turno». In proposito, se ad imporsi fosse la logica dei sondaggi, il favorito è l’ex premier Édouard Philippe, l’attuale sindaco di Le Havre, dato da vari rilevamenti come vincente al secondo turno, anche contro uno sfidante d’ultradestra.
Da Sarkozy a Le Pen, così l'onda lunga dei populisti in Francia ha travolto i moderati
Sono i Repubblicani le vittime predestinate dell'avanzata delle ali estreme nella corsa all'Eliseo. Oltre alla figlia del leader xenofobo Jean-Marie, l'arcipelago sovranista conta su figure come Zemmour e Ciotti, che hanno saputo raccogliere voti ancora più a destra. Anche il centro si interroga sulle alleanze possibili per il dopo-Macron














