C’era una volta il «Fronte repubblicano». In Francia, ogni volta che un candidato della destra mostrava di poter ottenere un certo successo elettorale, le altre forze politiche gollisti, socialisti e la gauche estrema (un tempo i comunisti, poi gli ecologisti e oggi i neo-giacobini in salsa pro-Pal di Jean-Luc Mélenchon)- dimenticavano l’odio anche feroce che le divide per schierarsi tutti insieme contro «les facho», i fasci.

Il meccanismo, che dipende anche dal sistema elettorale uninominale a doppio turno, è appunto un meccanismo: non ha di per sè un colore politico. Si può ritorcere contro qualunque partito. E secondo un sondaggio Odoxa per il Figaro potremmo trovarci all’alba di una nuova era perla politica d’oltralpe.

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Quello del fronte comune contro la gauche radicale e amante della spranga. La Francia è attesa dalle amministrative del 15 e 22 marzo e anche a questo giro i francesi si accingono a fare fronte comune contro un partito sul lato estremo dello schieramento: questa volta però contro i mélanchionisti de La France insoumise, la formazione di sinistra radicale. A spaventare gli elettori è stata la morte violenta di Quentin Deranque, ucciso come pare da persone legate alla Giovane Guardia, il movimento fondato dal deputato di Lfi Raphaël Arnault e sciolti per decreto nel 2025 per atti di violenza. La rilevazione è stato pubblicata lo stesso giorno in cui la procura di Lione ha richiesto la custodia cautelare di sette persone per «omicidio volontario». La borghesia comincia a temere più la violenza reale della sinistra piuttosto che quella solo temuta (almeno in Francia) dei sovranisti.