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Ultimo aggiornamento: 8:06
Se i francesi fossero chiamati oggi a votare in un ballottaggio tra i candidati dei partiti più radicali, la maggioranza degli elettori preferirebbe impedire alla sinistra radicale di arrivare al potere, favorendo quindi l’estrema destra. È quanto emerge da un sondaggio Elabe per BFM Tv: il 63% dei francesi intervistati si dice pronto, una volta alle urne, a “fare scudo” a La France Insoumise (LFI) di Jean-Luc Mélenchon, contro il 45% disposto a farlo contro il Rassemblement national (RN) di Marine Le Pen. Un rovesciamento simbolico di decenni di “fronte repubblicano”, l’alleanza trasversale tra forze politiche ideologicamente distanti che si uniscono per sbarrare la strada a un candidato ritenuto incompatibile con i valori repubblicani. Il caso più eclatante resta il 2002, quando Jacques Chirac fu rieletto con l’82% dei voti nel ballottaggio delle presidenziali contro Jean-Marie Le Pen. L’ultimo appello esplicito al “fronte repubblicano” è delle legislative del 2024, quando LFI accettò di ritirare dal secondo turno i suoi candidati più svantaggiati invitando i suoi elettori a votare contro il candidato RN.
Il sondaggio arriva in un clima politico segnato dal trauma della morte di Quentin Deranque, il 23nne nazionalista morto a Lione dopo una rissa tra gruppi dell’ultradestra e dell’ultrasinistra. LFI è finita sotto accusa per il sostegno incondizionato a Raphaël Arnault, deputato eletto nel 2024 e fondatore della Jeune Garde, un movimento antifascista lionese, sciolto dal governo a giugno. Diversi giovani che hanno partecipato al pestaggio mortale di Quentin, tra cui un suo assistente parlamentare, ne facevano parte. Lo stesso Arnault era stato condannato a quattro di prigione nel 2022 con la condizionale per “violenze di gruppo”, dopo l’aggressione di un militante di 18 anni di estrema destra. “Sono fiera di averlo nel mio gruppo”, ha ancora ripetuto di recente Mathilde Panot, presidente del gruppo LFI in Assemblea.






