Io me li vedo, quelli che vogliono polemizzare con Lupita, e un po’ non riescono proprio a scriverle giusto il cognome, un po’ sono terrorizzati gli si dica che la chiamano col solo nome per sminuirla, perché viviamo in un secolo di tic, e la sostanza ce la dimentichiamo in due secondi, ma guai a non dire il cognome di una che è abbastanza famosa e riconoscibile da bastarle il nome: ah, quello è un timore che ci attanaglia.
Io me li vedo, quelli d’una delle due curve di scemenza in questo mondo diviso in due, due parti nessuna delle quali dice mai cose intelligenti, da una parte quelli per cui se dici che le donne non possono avere il cazzo sei Vannacci, dall’altra quelli che a ogni istanza vagamente non delle caverne urlano o «woke» o «radical chic» o altre parole a caso.
Io me li vedo che adesso finalmente si reputano soddisfatti, perché pensano che Lupita dia loro modo di dimostrare la loro superiorità culturale, e nel farlo dimostrano la loro inferiorità, perché se credono che dire a un’americana, un’americana pagata per fare le facce, «non conosci Omero, puntesclamativo» significhi segnare un punto dialettico, beh, auguri.
Riassunto di protagonisti e interpreti. Lupita Nyong’o è la figlia d’un politico kenyota ed è nata in Messico. Le cose più importanti che ha fatto nella vita sono, in ordine calante: essere bellissima; nel 2023, annunciare che la sua relazione era finita perché era cornuta lo stesso giorno in cui la Meloni annunciò d’essersi separata da Giambruno; nel 2014, vincere un Oscar.
















