Lupita è bella, e lo era anche Elena di Troia, «così bella che gli uomini hanno iniziato una guerra per lei». E però Lupita Nyong’o, messicana con cittadinanza kenyota – 41enne nera come l’ebano – non è «dalla pelle chiara e bionda», come Omero descrisse la sposa di Menelao. Quindi se Lupita sembra un Masai in miniatura perché il regista Christopher Nolan l’ha scelta – pare manchi poco all’ufficialità – per interpretare un mito dal volto pallido? Semplice: anche l’Odissea è diventata politicamente corrotta.

La notizia ha iniziato a girare sui social, Elon Musk è partito a razzo con un tweet («Nolan ha perso la sua integrità») ma si sa che Musk era o è – chissà – amico di quel razzistaccio di Trump, dunque il parere del padrone di “X” non conta per l’intellighenzia rossa con spiccate tendenze arcobaleno. Non conta negli Stati Uniti e figuriamoci se conta qui.

In gergo tecnico la scelta di attori, attrici e attor* di colore per interpretare personaggi notoriamente di cromia differente si chiama colour-blind casting. In termini popolari, invece, si dice che non ha il minimo senso, ma per il business è fondamentale, fa discutere, la discussione porta gente al cinema, su Netflix o dove altro uscirà il film, e questo porta un sacco di pubblicità politicamente corretta. Anche perché, diciamocelo, senza un po’ di casino attorno chi diavolo andrebbe a vedere, nel 2026, un film sull’Odissea? Oltretutto il film esce a luglio...