"Oggi ho fatto pace con tutti, oggi ho fatto pace con tutto. Grazie Roma mia, siamo nella storia”. Solo in Italia può succedere che il cantante con più biglietti venduti nella storia, 250 mila paganti in un solo evento, secondo al mondo, venga attaccato dalla stampa. E mentre lui faceva pace con tutti, loro continuavano ad attaccarlo. E il motivo è che non è abbastanza ultimo, che non è così povero, che non è abbastanza periferia. Che è diventato ricco continuando a non mettere il Rolex. Che da bambino andava al Conservatorio anziché rubare biciclette per strada.Che non è dichiaratamente di sinistra, sostanzialmente. Per questo non piace alla stampa, perché non si piega, non ricerca la loro simpatia, non fa conferenze stampa né interviste. In un’epoca in cui persino un rapper come Kid Yugi viene celebrato sulle prime pagine di Repubblica, il cantante più popolare della storia d’Italia viene dichiaratamente osteggiato. E questo atteggiamento non si può spiegare neppure con la facile identificazione tra Ultimo e Giorgia Meloni, col comune storytelling dell’underdog. Perché quando Niccolò ha iniziato a scrivere la favola di Ultimo, all’età di quattordici anni, e scelse il suo nome d’arte “per far capire subito per chi scrivo”, non sapeva neanche chi fosse Giorgia Meloni. E quando nel 2019 attaccò la sala stampa di Sanremo, per poi due mesi dopo riempire per la prima volta l’Olimpico, Fratelli d’Italia era ancora al 5 per cento. E non basteranno le parole di Giorgia Meloni oggi, che con un tweet si è complimentata con “uno dei più talentuosi cantautori italiani che ha fatto la storia della musica e dello spettacolo dal vivo”, per farlo sembrare uno dei suoi. Perché se qualcuno ha un merito in questa storia (anche se Meloni ha ringraziato tutti, tranne lui) è Alessandro Onorato, assessore ai grandi eventi del Comune di Roma, che da mesi lavora all’accoglienza di 250 mila persone. E non è stato semplice, né perfetto. E’ uno dei pochi assessori comunali conosciuti in tutta Italia.Tutto il popolo dei concerti lo segue. Non solo per Ultimo. Perché Onorato ha compreso, e reinterpretato grazie alla sua capacità mediatica, che quella della musica dal vivo non solo è la nuova frontiera musicale, culturale e sociale, ma anche e soprattutto economica: “La città ha solo guadagnato: oltre 650 mila euro per i servizi pubblici erogati, pagati dagli organizzatori; oltre 2 milioni di euro di tassa di soggiorno generati da oltre 156 mila persone arrivate da fuori Roma e un indotto complessivo che supera i 90 milioni”. Ma forse anche questo non è abbastanza di sinistra. La sinistra schifa gli sghei (degli altri). Eppure Goffredo Bettini, tra i più attenti ai fenomeni culturali, lo aveva detto che sbagliava la sinistra a guardarlo dall’alto in basso. E’ facile dire da una terrazza romana che un ragazzo nato e cresciuto a San Basilio, con genitori separati e umili lavoratori, sia ricco. Per essere emarginati, per sentirsi ultimi, non è necessario guardare il conto in banca. Si può essere, o sentirsi, periferia, anche se le bollette vengono regolarmente pagate.Il problema è che Ultimo è diventato primo da solo. Senza sponsor, senza etichette discografiche, senza stampa amica, senza far parte del circolino. Si è creato la sua casa discografica, non fa collaborazioni, non ammicca allo show business, non passa in radio, non segue le mode musicali, non ha etichette internazionali. Segue il suo stile e non vuole cambiare.Arrivano a criticare persino le capacità canore dell’unico cantante in Italia che non stona, non usa autotune o playback. O lo stile melodico, troppo melenso per chi guarda con la puzza sotto il naso tutto ciò che non sia abbastanza rock, impegnato, schierato. Anche se è quello che ha fatto più di tutti per gli ultimi, come lui. Ma per chi ha elevato la sua ideologia a dogma, essere fan di Ultimo diventa uno stigma. Perché l’egemonia culturale questa volta la impone lui, senza intermediazione. Addirittura gli criticano la “morale populista”. Ma cosa può esserci di populista in un ragazzo di trent’anni che canta l’amore? Forse se abbracciasse la bandiera pro Pal, o sculettasse al Gay Pride, non lo sarebbe?L’ultimo a subire lo stesso trattamento è stato Michael Jackson. Anche per questo evento ha imposto prezzi e servizi accessibili a tutti, superando anche le classiche imposizioni di sicurezza, come il divieto di introdurre alimenti. Il concerto è stato emozionante, per tutti coloro che lo hanno guardato senza pregiudizi. Trenta canzoni e due medley, rispettivamente da sette e da quattro canzoni piano e voce, per un totale di quarantuno canzoni, senza pause, senza soste, senza discorsi. Solo una lettera, alla fine.“Ero piccolo, ma chi mi ha visto crescere lo sa. Dicevo a tutti che le mie canzoni sarebbero servite a salvare il mondo”.E’ riuscito a cambiare la storia della musica. A trent’anni. Da solo. Senza chiedere permesso. Contro il sistema. Ha fatto la storia, perché ha avuto il coraggio di sfidare tutti rimanendo se stesso. Ultimo. Ha fatto la storia perché quelli come lui sono la maggioranza.
Ultimo e quell’antica antipatia della sinistra per chi si fa da solo
Non abbastanza rock, intellettuale o schierato. Poco importa che abbia sfidato (con successo) un intero sistema










