Roma – Prossima destinazione: Marte. Davanti all’enormità di fan in deliquio intenti a cantare ieri sera Pianeti e Rondini al guinzaglio ti veniva da pensare che se Ultimo non avesse fatto il cantante, avrebbe forse invaso la Polonia. “A volte sento di essere un bicchiere a cui viene chiesto di contenere il mare” aveva, infatti, filosofeggiato alla vigilia del concertone per 250mila di Tor Vergata rimanendo umile. E strappa un sorriso (preoccupato) pensare cos’altro potrà mai inventarsi dopo questa roboante chiamata alle arti. Quella col maggior numero di biglietti venduti della musica italiana, sottolineano con tono dimesso i comunicati stampa celebrando pure il sold-out in tre ore, 10mila lavoratori coinvolti nel progetto, i 15 ettari ricoperti di fan.
Il concerto di Ultimo a Tor Vergata
Una cascata di cifre elefantiache, di “giornate storiche”, di “concerti dei record”, che offre un’immagine precisa di quello che è oggi la musica di consumo nel nostro paese, popolata di artisti definiti prima dai numeri che dalla loro arte. Critica che l’assessore ai Grandi Eventi del comune capitolino Alessandro Onorato liquida come “negativismo cosmico” chiudendo un occhio, anzi forse tutti e due, sul fatto che nel 2024 in Italia soltanto lo 0,69% degli spettacoli (269 eventi) ha superato le 10mila presenze, generando però il 44% degli incassi complessivi. E che, al contrario, circa 35mila eventi non hanno raggiunto i mille spettatori.











