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Andrea Laffranchi

Il cantautore ha creato il club più popolare che esiste, e allo stesso tempo il più impermeabile. Una nicchia, ma profondissima

In un’epoca senza barriere musicali — tutti ascoltano tutto, non ci si identifica più in un genere — Ultimo è riuscito a creare un recinto. Tanto vasto da diventare un record, mondiale non italiano, di biglietti venduti per questo concerto a Tor Vergata che ha superato il precedente di Vasco Rossi a Modena Park. Il club più popolare che esiste, e allo stesso tempo il più impermeabile. Una nicchia, ma profondissima. Se sei dentro sai tutto. Scavi in profondità: testi, parole, ferite, silenzi, nemici, amici non hanno misteri. Sei certo di trovare le risposte alle tue domande, una comfort zone che si cementa attorno al riconoscersi nel codice degli «ultimi» contro tutti.

Il meccanismo non è lontano da quello della Taylor Swift di qualche anno fa, prima dell’iperpopolarità globale: meno hit fissate nell’immaginario generalista rispetto ad altre star come Rihanna o Katy Perry, ma una comunità più forte, più fedele, più redditizia. Riportato in Italia, il paradigma aiuta a capire: altri artisti come Tommaso Paradiso e Achille Lauro sono più presenti nella conversazione pubblica, ma non hanno la stessa capacità di ingaggio. Se non sei dentro, Ultimo non ti arriva. Perché non cerca la tv, non partecipa ai tour estivi delle radio, è allergico alle interviste… Ultimo non vive solo nelle sue canzoni fatte (anche musicalmente) di assoluti più che di dubbi: vive nel patto con chi le ascolta.