Recep Tayyip Erdogan vuole una Turchia sempre più coinvolta nell'architettura difensiva dell'Europa e Ankara ambisce a colmare parte del vuoto che lascerebbe Washington per la sicurezza del continente. Il palcoscenico internazionale del vertice Nato rappresenta per il Sultano un'importante occasione per persuadere gli alleati ad includere la Turchia in "tutte le iniziative di difesa e sicurezza nel continente", come ha ribadito solo pochi giorni fa.

Negli ultimi anni il leader turco è stato riconosciuto, anche dall'Europa, come un mediatore o comunque un interlocutore imprescindibile in vari conflitti, da Gaza all'Ucraina, con la Turchia più volte sede dei negoziati tra Mosca e Kiev o dell'accordo per il passaggio sicuro del grano nel Mar Nero. Erdogan resta uno dei pochi leader in grado di parlare sia con Volodymyr Zelensky che Vladimir Putin e sa che per convincere gli europei può utilizzare anche il successo dell'industria della difesa turca, che negli ultimi anni si è imposta a livello internazionale come una delle più dinamiche, soprattutto nei droni. "La guerra in Ucraina e l'incertezza sul futuro dell'impegno americano hanno modificato profondamente le priorità di sicurezza europee. La Turchia non è più vista solo come il fianco sud-orientale della Nato, ma come un partner sempre più importante per la sicurezza del continente grazie alla sua posizione geografica, al secondo esercito dell'Alleanza e a un'industria della difesa in rapida crescita", spiega all'ANSA Riccardo Gasco, analista del think tank turco IstanPol, mentre l'export nel settore della difesa e aerospaziale turco è aumentato del 47,1% in 12 mesi, e le vendite verso gli alleati Nato rappresentano il 57,3% delle esportazioni totali del settore. "Ankara punta ora a trasformare questo nuovo peso strategico in accordi industriali concreti", aggiunge sottolineando che "l'Italia si sta affermando come il principale laboratorio della cooperazione Europa-Turchia nella difesa, come dimostrano la joint venture Leonardo-Baykar e il rinnovato dialogo sul Samp/T", sistema missilistico franco-italiano. Ankara vorrebbe cooperare maggiormente sulla difesa con Bruxelles anche all'interno di una cornice istituzionale solida europea ma su questo non pare esserci un'intesa tra tutti gli alleati europei della Nato mentre restano irrisolte dispute storiche con la Grecia e Cipro, Paesi che recentemente si sono opposti alla partecipazione della Turchia al programma sulla difesa dell'Ue Safe, aperto anche a Stati non membri, e la Turchia è rimasta per ora esclusa. Anche il congelamento del negoziato di adesione all'Ue da quasi un decennio, a causa del regresso a livello democratico e sui diritti umani, pesa sulle relazioni con l'Europa che ha contestato la Turchia per il caso che vede imputato Ekrem Imamoglu, il sindaco di Istanbul da oltre un anno in custodia cautelare dopo l'arresto per corruzione e ritenuto il principale rivale di Erdogan. Un processo che l'amministrazione Usa ha chiarito invece di non volere commentare mentre Trump definisce Erdogan "un amico" e ha dichiarato di avere scelto di venire al summit Nato personalmente solo per "rispetto" nei suoi confronti. Ritrovato un buon rapporto con Washington dopo distanze durante l'amministrazione di Joe Biden, ora Ankara vorrebbe rientrare nel programma di cooperazione con gli Usa sui caccia F-35, da cui fu esclusa per l'acquisto del sistema difensivo di fabbricazione russa S-400. Una partita forse complicata da risolvere in questi giorni ad Ankara anche se pare che durante il vertice Trump annuncerà comunque il via libera alla vendita di motori per i caccia turchi di quinta generazione Kaan. Nonostante le durissime critiche di Erdogan contro Israele, il leader turco è riuscito a raccogliere l'apprezzamento di Trump anche in varie questioni in Medio Oriente, tra cui quella siriana, e nei giorni del vertice è previsto un incontro tra il tycoon e il leader di Damasco sostenuto da Ankara, Ahmad al-Sharaa.