Il prossimo vertice Nato si apre su una fase di trasformazione profonda dell’Alleanza. Dopo il Summit dell’Aia del 2025, che ha fissato l’obiettivo di portare la spesa per difesa e sicurezza al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035, la discussione si sposta dal “quanto” al “come”: la sfida sarà trasformare risorse aggiuntive in capacità militari concrete, industriali e operative. Ankara sarà quindi il primo vero banco di prova della nuova fase della Nato: meno centrata sulla semplice distribuzione degli oneri e più sulla capacità degli alleati di produrre sicurezza.

La cornice politica del vertice è già stata definita dal segretario generale Mark Rutte: gli impegni, secondo la sua impostazione, sono stati presi all’Aia; ora conta la loro implementazione. La deterrenza, infatti, non si costruisce attraverso dichiarazioni o promesse, ma attraverso forze pronte, munizioni disponibili, catene logistiche resilienti e una base industriale capace di sostenere un eventuale conflitto prolungato. È una trasformazione che nasce dalla lezione più evidente della guerra in Ucraina. Il conflitto ha dimostrato che la superiorità tecnologica, se non accompagnata dalla capacità produttiva, rischia di essere un vantaggio temporaneo. La guerra moderna richiede non soltanto sistemi sofisticati, ma anche massa, velocità di produzione e capacità di ricostituire rapidamente le scorte. In questo senso, la base industriale della Difesa è diventata parte integrante dello strumento militare.