Il vertice Nato di Ankara sarà un passaggio strategico. Dal Golfo all’Indo-Pacifico, passando per l’Ucraina e le nuove tecnologie, l’Alleanza è chiamata a misurare la propria capacità di adattarsi a un contesto geopolitico in rapida evoluzione. Più delle dichiarazioni ufficiali, saranno il clima politico e la qualità del dialogo tra i leader a indicare la direzione presa dall’Alleanza. La riflessione dell’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, già vice segretario generale della Nato
Il vertice Nato che si aprirà il 7 luglio ad Ankara merita una riflessione che vada oltre i temi contingenti e guardi anche alla struttura stessa dell’appuntamento. È un Summit dalle molte dimensioni, ed è utile provare a metterle in fila.
Un vertice a più dimensioni
C’è naturalmente la dimensione atlantica tradizionale, quella della coesione fra alleati, che resta il cuore di ogni vertice Nato. Ma questa volta si aggiunge un elemento tutt’altro che secondario, ovvero che per la prima volta negli ottant’anni di storia dell’Alleanza, il vertice si svolge in Asia. È una dimensione ulteriore che non potrà non farsi sentire, non fosse altro perché la Turchia confina con l’Iran. A ciò si aggiungono i temi legati al riallineamento delle potenze mondiali, con da un lato l’Indo-Pacifico e dall’altro i problemi del Golfo.












