Ad Ankara il vertice NATO: l’Europa alla prova della nuova Alleanza Il vertice NATO di Ankara si svolge in un momento di profonda trasformazione dell’Alleanza Atlantica. Se il summit dell’Aia del 2025 era stato accolto come un successo per l’accordo sull’aumento della spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035, oggi il contesto è radicalmente cambiato. Le difficoltà emerse allora appaiono secondarie rispetto alla ridefinizione del rapporto transatlantico. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha accelerato un processo già avviato. La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale americana evidenzia una crescente insofferenza verso la dipendenza europea dagli Stati Uniti e una diversa gerarchia delle priorità strategiche di Washington, sempre più orientate verso l’emisfero occidentale, il Medio Oriente e l’Indo-Pacifico. Anche le divergenze sulla crisi con l’Iran hanno rafforzato la percezione di un rapporto transatlantico meno coeso. In questo scenario, il Segretario generale Mark Rutte ha cercato di preservare l’unità dell’Alleanza, sottolineando i progressi europei nella spesa militare. Ma è ormai evidente che la NATO è entrata in una nuova fase: il burden shifting, il trasferimento del peso della sicurezza europea dagli Stati Uniti agli alleati europei, è già in corso. L’UCRAINA COME BANCO DI PROVA DEL NUOVO EQUILIBRIO L’Ucraina rappresenta il primo laboratorio di questa trasformazione. Pur continuando a beneficiare del sostegno americano, il contributo europeo è diventato il principale pilastro dell’assistenza economica e militare a Kiev. Ankara sarà il primo vertice chiamato a delineare il funzionamento di una NATO più europea e meno americana. COSTRUIRE UN PILASTRO EUROPEO CREDIBILE La questione centrale è la costruzione di un pilastro europeo credibile. Per oltre settant’anni la sicurezza del continente si è basata sulla garanzia americana. Oggi questo presupposto non è più automatico. Il problema non riguarda soltanto la riduzione delle forze statunitensi, ma soprattutto le capacità che esse garantiscono all’Alleanza. Gli Stati Uniti restano il principale fornitore di comando, intelligence, sorveglianza, comunicazioni strategiche e superiorità tecnologica, competenze costruite in decenni di esperienza e difficilmente sostituibili nel breve periodo. Le piattaforme militari possono essere acquistate o prodotte in cooperazione; il personale può essere incrementato con il reclutamento o, in alcuni Paesi, con il ritorno della coscrizione. Molto più complesso sarà ricostruire il patrimonio organizzativo e tecnologico che rende possibile l’integrazione delle forze alleate. L’obiettivo europeo, quindi, non è sostituire gli Stati Uniti, ma acquisire un livello di autonomia strategica sufficiente a garantire una difesa convenzionale credibile. LA SFIDA DELLA GOVERNANCE POLITICA EUROPEA Accanto alla dimensione militare emerge quella politica. Per decenni Washington ha svolto un ruolo di mediazione tra le diverse priorità degli alleati, ricomponendo le divergenze tra i Paesi orientali, concentrati sulla deterrenza verso la Russia, e quelli mediterranei, più sensibili alle crisi del Nord Africa e del Medio Oriente. Con un coinvolgimento americano ridotto, questa funzione rischia di indebolirsi. L’Europa, tuttavia, non dispone ancora di una leadership condivisa. Francia, Germania, Polonia, Italia e Regno Unito rappresentano poli di influenza diversi, spesso portatori di interessi non coincidenti. La costruzione del pilastro europeo richiederà quindi non solo maggiori investimenti, ma anche una governance politica più efficace. COME DOVRÀ EVOLVERE LA CAPACITÀ MILITARE DELLA NATO La priorità sarà rafforzare la struttura di comando dell’Alleanza, aumentare la disponibilità delle forze e migliorarne la prontezza operativa. Allo stesso tempo sarà essenziale mantenere gli Stati Uniti pienamente coinvolti nella NATO, perché la presenza militare americana in Europa continua a rappresentare un interesse condiviso. Un secondo equilibrio riguarda l’impiego delle nuove risorse finanziarie. L’aumento della spesa dovrà tradursi in capacità operative. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno confermato il valore dei sistemi convenzionali, ma anche accelerato l’impiego di droni, intelligenza artificiale, guerra elettronica e sistemi autonomi. La sfida sarà bilanciare gli investimenti nelle capacità immediatamente disponibili con quelli nelle tecnologie destinate a ridefinire il futuro del conflitto, evitando di prepararsi alle guerre del passato. A CHI GUARDERÀ L’INDUSTRIA EUROPEA DELLA DIFESA? Lo stesso equilibrio riguarda la base industriale della difesa. Da un lato la NATO valorizza il mercato transatlantico; dall’altro l’Unione europea punta a rafforzare la propria capacità produttiva attraverso nuovi strumenti finanziari. Le due strategie possono essere complementari. Ridurre alcune dipendenze dagli Stati Uniti è un obiettivo condivisibile, ma perseguire un’autonomia industriale assoluta è poco realistico. Alcune capacità richiederanno ancora cooperazione con partner esterni. Un’interpretazione troppo rigida del “made in Europe” rischierebbe di indebolire la competitività del settore ed escludere partner strategici come Regno Unito, Turchia e, in prospettiva, Ucraina. COME CAMBIA IL RAPPORTO TRA NATO E UNIONE EUROPEA Ankara offrirà anche l’occasione per verificare il rapporto tra NATO e Unione europea. Dopo anni di cooperazione alternata a competizione, potrebbe aprirsi una fase di maggiore complementarità: la NATO definisce gli obiettivi militari, l’Unione europea mette a disposizione strumenti finanziari e normativi. Una reale sinergia consentirebbe di trasformare l’aumento della spesa in capacità militari più efficaci, evitando duplicazioni. Il vertice difficilmente produrrà decisioni destinate a ridefinire l’Alleanza. La trasformazione è già iniziata. La vera sfida sarà costruire una NATO nella quale gli europei assumano maggiori responsabilità senza indebolire il legame transatlantico e gli Stati Uniti accettino un’Alleanza meno dipendente da Washington, ma ancora fondata sulla condivisione degli interessi strategici. È questo l’equilibrio da cui dipenderanno la credibilità della NATO e il futuro della sicurezza euro-atlantica.
Vertice NATO di Ankara: cosa cambia per l’Europa e l’Alleanza Atlantica - Policy Maker
Dal burden shifting al nuovo ruolo di Bruxelles nella difesa europea: ecco cosa aspettarsi dal vertice NATO di Ankara










