La sicurezza europea entra in una nuova fase: tra pressioni geopolitiche, investimenti e autonomia strategica, l’industria della difesa individua tre priorità per trasformare la spesa in capacità reale: integrazione, competenze e incentivi. Al FII Priority Europe di Roma, Mariani, Folgiero e Benigni convergono su una stessa diagnosi: l’aumento della spesa è solo l’inizio. Ecco perché contano capacità produttiva, capitale umano e cooperazione industriale
Mentre a Bruxelles il segretario alla Guerra statunitense, Pete Hegseth, invitava gli alleati europei a prepararsi a una futura “Nato 3.0”, assumendo una responsabilità crescente nella difesa convenzionale del continente, a Roma si articolava una discussione complementare: come trasformare l’aumento della spesa militare in una capacità industriale effettiva. La coincidenza non è casuale. Da una parte Washington continua a chiedere agli europei di fare di più per la propria sicurezza; dall’altra, governi e industria si confrontano con una domanda sempre più urgente: se l’Europa dovrà essere più autonoma, dispone davvero degli strumenti industriali per esserlo?
La discussione si è svolta nell’ambito del FII Priority Europe, il summit organizzato dal Future Investment Initiative Institute, piattaforma nata attorno all’ecosistema del Public Investment Fund saudita, che ha riunito a Roma investitori, governi e leader industriali per discutere il rapporto tra capitale, competitività e sovranità strategica. Una cornice significativa in un momento in cui sicurezza, tecnologia e finanza sono diventate dimensioni sempre più intrecciate.








