Milano – La difesa europea si trova oggi davanti a un passaggio critico, in termini industriali, tecnologici e politici. Per anni il dibattito si è concentrato sulla quantità della spesa in Europa, di solito rapportato in termini di PIL, ma il vero nodo oggi è la qualità di questa spesa e, soprattutto, la sua frammentazione. L’Europa spende complessivamente oltre 300 miliardi di euro all’anno in difesa, una cifra paragonabile a quella della Cina e seconda solo agli Stati Uniti. Eppure questa massa critica non si traduce in capacità strategica equivalente. Il continente continua a dipendere in modo significativo da tecnologie, sistemi e capacità operative esterne, mentre i programmi industriali restano dispersi su base nazionale, con duplicazioni e inefficienze strutturali.
Frammentazione industriale e limiti strutturali
Oggi in Europa operano decine di piattaforme diverse per sistemi d’arma che negli Stati Uniti sono concentrati in pochi modelli standardizzati. La frammentazione si riflette anche nelle filiere industriali, nei processi di procurement e negli standard tecnologici, riducendo le economie di scala e rallentando l’innovazione. Tuttavia, in un contesto in cui la competizione globale si gioca sempre più su tecnologie come intelligenza artificiale, semiconduttori, cyber e spazio, caratterizzati da costi fissi elevati e dunque importanti economie di scala, questo modello rischia di diventare un vincolo strategico.






