Lo scacchiere dell’Europa centrale, unitamente alle alterne vicende belliche della guerra Russo-Ucraina – in corso oramai da più di quattro anni – rendono denso di aspettativa l’esito dell’incontro di Ankara che, tra l’alta rilevanza politica, prevede la partecipazione del presidente Donald Trump tra principali leader dei Paesi Nato. Si terrà nella capitale turca tra domani e mercoledì. Gli analisti di geopolitica stanno considerando la presenza del presidente Usa come il fattore (presagio?) che segnerà una nuova era nelle relazioni tra Turchia e Stati Uniti.
Trump ha accettato di recarsi in Turchia dietro invito personale del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, affermando che durante la visita potrebbero essere fatte dichiarazioni importanti nel campo della difesa. Appena la settimana scorsa, Trump aveva annunciato: “Per la maggior parte delle persone, io non andrei, ma il presidente Erdogan mi ha chiamato e ha detto che l’America dovrebbe essere qui”. Appare evidente, quindi, che la presenza del presidente Usa al vertice di Ankara costituisce un chiaro segno di rispetto, e richiama l'attenzione sul rapporto stretto esistente tra lui ed Erdoğan.
Facciamo un passo indietro e torniamo all’incontro che Trump ha avuto col Segretario generale della Nato, Mark Rutte: a specifica domanda, Trump ha risposto, riguardo ai caccia F-35 e ai motori F-110 (richiesti dalla Turchia), in maniera molto positiva, dichiarando alla stampa che "sì, posso fare qualcosa che renderà molto felice Erdogan." Naturalmente, questa dichiarazione aumenta le aspettative che consentiranno il ritorno della Turchia all’ambito programma F-35, oltre alla vendita dei motori F-110 che all’epoca di Joe Biden subirono un brusco stop.










