Giorgia Meloni è attesa a una doppia, difficile prova nel vertice della Nato, che inizia domani ad Ankara, in Turchia. Come tutti i leader europei dovrà, innanzitutto, fronteggiare Donald Trump. I diplomatici, a cominciare da quelli americani, si aspettano l’ennesimo assolo del presidente. Stonato e brutale. Contro gli alleati che non lo avrebbero aiutato nella guerra in Iran; contro i governi che stanno spendendo troppo poco per la difesa. L’esecutivo guidato da Meloni fa parte di entrambe le categorie e quindi è il più esposto all’ira funesta trumpiana, insieme con quello spagnolo di Pedro Sánchez.
Nel documento di una paginetta che farà da base alle discussioni di Ankara, sono previsti solo quattro temi. Il sostegno all’Ucraina (70 miliardi di euro, in gran parte già stanziati) è garantito per il 2026, mentre per il 2027 andrà confermato dai singoli Stati. L’Italia, insieme con altri Paesi, ha ottenuto che non vi fossero automatismi e scadenze stringenti, come chiedeva la Germania. Nel testo si dichiara la necessità di salvaguardare la libertà di navigazione a Hormuz, ma non si accenna a una missione militare nello Stretto. Inoltre, ci sarà il richiamo a una «difesa su tutti i fronti», quindi, attenzione non solo al versante est e a Vladimir Putin, ma anche alle insidie provenienti dal Sud, come richiesto da Italia, Spagna e Grecia.










