GAMBOLO’. Un’area in aperta campagna a cavallo di Gambolò e Vigevano, fra la Belcreda e la Sforzesca, è stata concessa all'azienda faunistico-venatoria “Del Duca”, ma Wwf Lodigiano-Pavese, Lipu e Fondazione Capellino si preparano a dar battaglia in tribunale. Il tema era già salito alla ribalta nella primavera scorsa con la raccolta di firme da parte del vigevanese Gabriele Righi per fermare l’iter autorizzativo. «Denunciamo l'illegittimità della delibera che regala terreni pubblici per dieci anni – spiegano –. La biodiversità non si baratta con una telecamera, visto che la convenzione prevede solo l'installazione di un occhio elettronico al ponte sul cavo Marangoni. Siamo pronti a ricorrere in ogni sede. La decisione del Comune di Gambolò è un atto non solo illegittimo, ma anche irrispettoso del patrimonio naturale della nostra comunità». L'area in questione si trova a ridosso del Sito di importanza comunitaria (Sic) "Garzaia della cascina Portalupa", santuario della biodiversità tutelato dalla Rete Natura 2000. «Troviamo gravissimo – spiega Fabrizio Varese, storico rappresentante del Wwf di Pavia – che sia stata approvata l'inclusione di questi terreni nel perimetro di caccia senza aver prima effettuato la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) o la Valutazione ambientale strategica (Vas). Come associazione a tutela dell'ambiente, ricordiamo al Comune che il rispetto delle leggi sulla biodiversità è un obbligo inderogabile, non una scelta discrezionale. Non accettiamo che la sicurezza ambientale venga usata come "moneta di scambio". La giunta giustifica la concessione decennale con la necessità di sorvegliare l'abbandono di rifiuti, ma la convenzione prevede una singola telecamera al ponte sul cavo Marangoni. Riteniamo che questa sia una motivazione pretestuosa e sproporzionata: la vigilanza del territorio è un dovere del Comune e delle forze dell'ordine, non una funzione che può essere delegata a privati in cambio del diritto di caccia su suolo pubblico». A detta di Wwf, Lipu e Fondazione Capellino, con sede a San Salvatore Monferrato e Genova, la giunta di Gambolò avrebbe agito al di fuori delle proprie competenze. «Trattandosi di una concessione di beni per una durata di dieci anni – spiegano – la decisione spettava al consiglio comunale: aver deliberato in solitudine, senza nemmeno interpellare la Consulta ambiente, rappresenta per noi un'offesa al confronto democratico con la cittadinanza». Un legale è stato incaricato di inviare una diffida affinché il Comune di Gambolò annulli l'atto in autotutela. «Contestualmente – conclude Varese – abbiamo informato la Prefettura di Pavia e la Corte dei conti segnalando il potenziale danno erariale derivante dalla concessione gratuita di beni pubblici a un soggetto privato per un periodo così lungo».
Riserva di caccia a Gambolò, ambientalisti sul piede di guerra
L’accusa alla giunta è di «aver barattato ettari di biodiversità per una videocamera»










