Sotto schiaffo di Trump, con un bisogno disperato di ritagliarsi il nuovo piccolo-grande ruolo di «protagonisti della difesa armata» del vecchio continente, i paesi europei si preparano al vertice Nato di Ankara già pronti a ingoiare i diktat necessari a «ricucire» la tela dell’alleanza strappata da Washington.

Il primo è l’impegno a scucire i soldi per lo sforzo bellico dell’Ucraina nei prossimi due anni, certificato ieri nella «dichiarazione finale» del summit che comincia mercoledì prossimo; al termine della silence procedure (basata sul tacito consenso degli stati membri) il Consiglio Atlantico ha approvato il sostegno militare a Kiev pari a 70 miliardi sia per il 2026 che per il 2027.

IL SECONDO INVECE coincide con quanto profilato dai trentadue membri Nato allo scorso vertice dell’Aia: destinare – senza magheggi contabili – il 5% del Pil nazionale alle spese del patto atlantico finora sostenute in gran parte da Washington, almeno a sentire il presidente degli Usa autore ieri dell’ennesima sfuriata equivalente a una vera e propria minaccia di disimpegno.

«Non c’è nessun vantaggio a proteggere i paesi europei. È ridicolo per gli Stati Uniti continuare in questo percorso unilaterale quando il rapporto non è reciproco. Non erano lì per noi!» è il pizzino inviato dal tycoon sul social Truth di proprietà del Trump Media & Technology Group quattro giorni prima dell’apertura del vertice Nato nel palazzo neo-ottomano di Erdogan. Esattamente solo «per rispetto» del sultano che è «un diavolo di leader e un amico» il presidente Usa sarà presente di persona nella capitale turca, perlomeno questa è l’ultima versione anche se non si può dire con certezza se sarà anche definitiva.