Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiMentre i leader dell’Occidente si ritrovavano al tavolo della Nato, imbandito ad Ankara, Usa e Iran riprendevano le ostilità nel Golfo e Volodymyr Zelensky otteneva (sembra) armi smentendo i segnali che indicavano possibili spiragli di accordo con Vladimir Putin.
Due delle maxi-crisi (l’altra è quella di Gaza) hanno attraversato il vertice di Ankara senza fare passi avanti. Per il resto, ci si deve accontentare di una dichiarazione congiunta e di un gentlemen’s agreement finale tra i potenti, in attesa dei prossimi fuochi d’artificio di Donald Trump. Il quale ha ottenuto l’impegno formale dei Paesi europei all’aumento dei fondi per la difesa (e quindi delle commesse per le aziende americane) ma se e come ci si arriverà è ancora un’incognita poiché sembra mancare una reale spinta unitaria europea e se ogni Paese andrà per proprio conto si moltiplicheranno i costi con risultati assai scarsi.
L'impatto di Trump sulla difesa europea
La riunione di Ankara va agli archivi, tra luci e ombre. Ecco il giudizio che ne danno coloro che si occupano professionalmente di queste vicende internazionali, per aiutare a capire cosa c’è dietro l’ufficialità.












