Presidente Camisa, tutti gli sguardi si concentrano ormai sul Mezzogiorno che da 4 anni cresce in termini percentuali più della media Italia. Se l'aspettava?«Il Sud non è la periferia del problema italiano ma la frontiera della sua soluzione – risponde Cristian Camisa, presidente di Confapi, l’associazione che rappresenta 116.000 imprese per 1,2 milioni di lavoratori e che ieri a Cosenza ha tenuto il primo Forum sul Mezzogiorno: tra gli ospiti il sottosegretario Luigi Sbarra, il consigliere economico della premier Renato Loiero, il vicepresidente della Cei Francesco Savino -. Negli ultimi anni l’industria meridionale in senso stretto è salita del 5,7% mentre al Centronord calava del 2,8%. La manifattura è cresciuta del 13,6%. È il risultato del lavoro delle Pmi industriali di cui andiamo orgogliosi perché nonostante una situazione geopolitica complicatissima, costi energetici sempre più elevati e infrastrutture che minano la competitività, riescono a crescere e reinventarsi e sono il vero motore di questo Paese. Come Confapi le rappresentiamo da quasi 80 anni e vogliamo avere un ruolo sempre più centrale nelle scelte di politica industriale del Paese».

La conclusione del Pnrr apre però scenari forse non ancora chiari per il Sud: teme anche lei che la crescita possa bloccarsi, riallargando storici divari?«Come per il resto dell’Italia il Pnrr è stata una spinta importante. Ma non sono pessimista, credo che questo ritmo possa essere consolidato. Le imprese faranno la loro parte ma per un processo di consolidamento duraturo occorrono politiche industriali mirate. Governo e legislatore possono svolgere un ruolo importante, con il rafforzamento di strumenti di politica fiscale, come il credito d’imposta». L’Intelligenza Artificiale, uno dei temi al centro dell'evento di Cosenza, farà bene al Mezzogiorno?«È la sfida che se vinta aiuterà le PMI industriali italiane a ridurre il gap di competitività con le estere. Siamo l’unica associazione datoriale ad aver fatto un accordo strategico con Microsoft, abbiamo fatto road show in giro per l’Italia, l’obiettivo è far capire ai nostri imprenditori le potenzialità. Stiamo lavorando ad altre partnership per sviluppare progetti customizzati per il nostro mondo. La sfida dei prossimi anni è poter agganciare questo treno. Noi faremo tutto il possibile per dare strumenti». Intanto il sistema delle imprese fa ancora fatica al Sud a investire sull'innovazione: quanto conta allora al Sud l’alleanza con l'università?«È fondamentale. Questa prima edizione del Forum Mezzogiorno non a caso è stata in una Università. Confapi sta investendo su Contaminaction Hub creati in partnership con il mondo accademico che possano essere veri centri di innovazione, laboratori progettati per far incontrare studenti, ricercatori e piccole e medie imprese industriali, favorendo il trasferimento tecnologico e la nascita di nuovi progetti. La ratio è semplice: un’idea imprenditoriale può diventare realtà attraverso le competenze e la progettualità del sistema universitario. È un percorso virtuoso per aumentare sempre più la sinergia tra i due mondi». Il nuovo nemico del Mezzogiorno sarà il calo demografico? «Rispondo con un numero: 630mila giovani partiti in tredici anni, di cui circa il 42% laureati. Formiamo talenti durante tutto il percorso scolastico con costi per le casse dello Stato che vanno dai 130mila ai 200mila euro per persona e li cediamo ad altri sistemi produttivi. Il Sud cresce ma perde le persone e un’impresa senza persone non ha futuro. Dobbiamo lavorare su tre pilastri per invertire la tendenza: costruire un macrosistema che invogli i giovani ad investire e restare al Sud, lavorare sull’accrescimento del tasso di occupazione che oggi è al 49% contro quasi il 70% del Nord, sull’occupazione femminile che al Sud è al 36% con un divario di 18-19 punti sulla situazione nazionale, diminuire il tasso di NEET, i giovani che non studiano e non cercano un lavoro, che nel Mezzogiorno sfiorano il 23% contro il 10% del Nord». Voi imprese cosa ci mettete? «Noi imprenditori la nostra parte siamo pronti a farla: investire, assumere, innovare, rischiare. Chiediamo alle Istituzioni di fare la loro parte: energia competitiva, regole semplici, capitale umano da formare e trattenere, incentivi stabili e duraturi. Dobbiamo mettere il Sud Italia nelle condizioni di correre. I dati ci dicono che il percorso è iniziato e noi dobbiamo alimentarlo. Se il Sud corre, corre l’Italia intera».