Alla fine, è difficile non condividere la riflessione del sottosegretario al Sud Luigi Sbarra quando osserva che «il rafforzamento delle dinamiche economiche e sociali del Mezzogiorno è una buona notizia per l’Italia intera perché un Sud più forte significa un Paese più competitivo, più coeso e capace di crescere nel suo insieme». Il commento accompagna i dati del report diffuso ieri da Svimez, anteprima del Rapporto 2026 di fine anno, che confermano la crescita del Mezzogiorno anche nel 2025, in termini sia di Pil sia di occupazione, senza trascurare gli elementi di criticità (più over 50 al lavoro rispetto agli under 35, ad esempio, o salari ancora più bassi rispetto al Nord).
È un Sud in costante movimento dal dopo-Covid, che non ha risolto certo tutte le sue contraddizioni o accorciato sensibilmente i ritardi ma che in una stagione di bassa crescita per il Paese (0,5% nel 2025) riesce ancora una volta a fare di meglio, portando, per così dire, alla ribalta anche regioni come l’Abruzzo e la Calabria che non erano forse accreditate di certi risultati. Aeroporti, il Sud che vola: boom di Napoli e SalernoLa Svimez, mai “tenera” in genere sulle contraddizioni del Mezzogiorno, certifica la svolta con la consueta chiarezza: il Sud che cresce per la quarta volta di fila più della media Paese «costituisce una circostanza unica nelle serie statistiche omogenee disponibili dal 1980. Una crescita stabilmente superiore del Sud era avvenuta soltanto negli anni del boom economico, ma nell’ambito di un processo di sviluppo nazionale a tassi molto sostenuti». È la riprova che la teoria del cambio di paradigma nella narrazione del Mezzogiorno poggia su basi solide. I dati Ed eccoli, allora, i numeri Svimez. «Nel 2025 il Pil delle regioni meridionali è aumentato, seppure di poco, più del Centro-Nord: +0,7% contro +0,5%», con la Campania a +0,9% (uno 0,2% in più rispetto alla misurazione della Banca d’Italia di Napoli di lunedì scorso), dietro l’Abruzzo (+1,9%) e la Sardegna (+1,1%). Sono in assoluto le percentuali più alte di tutto il Paese ad eccezione del Lazio che chiude a +2%, confermando un trend già in atto da fine 2024. «Per il quarto anno consecutivo l’espansione del prodotto meridionale è stata relativamente più intensa, anche se con un tasso di crescita inferiore al 2024 (+1%)», puntualizza l’Associazione. Di sicuro, «la crescita regionale è stata omogenea, interessando con intensità non molto diversa tutti i principali settori. La variazione congiunturale della Calabria (+0,8%) è risultata anch’essa superiore alla media dell’area, diversamente dalle posizioni di “retroguardia” occupate negli ultimi anni da questa regione. In negativo spicca invece il dato del Molise, unica regione del Sud che ha fatto registrare una variazione di prodotto negativa (-1,1%)». Gli investimenti A spingere, dice Svimez, sono stati soprattutto gli investimenti nelle costruzioni ma l’effetto Superbonus c’entra solo in parte. Tra l 2022 e il 2025 «gli investimenti in costruzioni sono aumentati del 34,3% al Centro-Nord e di oltre dodici punti percentuali in più al Sud (+48,6%). Una crescita che ha più che compensato il crollo del decennio precedente: tra il 2008 e il 2019 gli investimenti in costruzioni erano infatti calati del 36,9% al Sud e del 18,6% al Centro-Nord. Relativamente al periodo 2022-2025 – osserva Svimez – è proprio la dinamica degli investimenti in costruzioni a spiegare in larga misura il differenziale di crescita a favore del Sud». Effettivamente, i dati regionali vanno in questa direzione. L’Abruzzo registra un significativo +62,4% ma incrementi sostenuti, sempre di medio periodo, si ravvisano anche in Campania (+53,6%), Calabria (+60,1%), Sardegna (+49,8%) e Sicilia (+48,9%). Anche nelle regioni settentrionali, peraltro, l’espansione degli investimenti in costruzioni è stata sostenuta ma se nel biennio 2022-2023 a trainare la spesa era stato il Superbonus, nel biennio successivo «la crescita è sostenuta dagli investimenti in fabbricati non residenziali» grazie al Pnrr. «L’aspetto più interessante è che il Sud, in entrambe i due sub-periodi, non è “rimasto indietro”, ma ha pienamente partecipato alle due fasi della politica economica», chiosa Svimez. Non è un caso che con il Pnrr gli investimenti in opere pubbliche siano cresciuti nell’arco 2022-25 più al Sud (88,3%) che nelle altre aree del Paese. L’occupazione E poi l’occupazione, cresciuta per il quinto anno consecutivo più del Centro-Nord (+1,4% contro +0,6%), con dati incoraggianti per Calabria (+3,8%), Campania (+2,6%) e Basilicata (+1,6%), mentre nel Centro-Nord le performance migliori si osservano in Liguria (+2,7%) ed Emilia-Romagna (+2,0%). «Particolarmente sostenuta nel Mezzogiorno la crescita dell’occupazione femminile (+1,9%), quasi doppia rispetto a quella maschile (+1,0%). Dato, quest’ultimo, che non può che valutarsi positivamente visto il cronico sottodimensionamento dell’occupazione femminile al Sud», sottolinea Svimez. Campania, occupazione su: l’industria torna a crescereSul piano dei rapporti di lavoro, diminuisce la precarietà dei contratti al Sud anche se la stabilizzazione resta difficile. «I contratti a tempo indeterminato continuano a crescere (+2,4% nel Mezzogiorno e +1,7% nel Centro-Nord), mentre diminuiscono quelli a termine, soprattutto nel Centro-Nord (-10,2% contro -3,6% nel Mezzogiorno). Aumenta inoltre il lavoro a tempo pieno (+1,9% nel Centro-Nord e +3,8% nel Mezzogiorno) e si riduce il part-time (-5,6% al Centro-Nord -11,2% nel Mezzogiorno). Al Sud il tempo pieno aumenta in tutte le regioni, con incrementi più marcati in Campania, Puglia e Sicilia, mentre il part-time diminuisce ovunque, ad eccezione della Calabria». Per Sbarra «è il risultato di una scelta politica precisa da parte del Governo Meloni: investire sul Sud, accompagnandone crescita e sviluppo attraverso le risorse del Pnrr per gli interventi pubblici e la Zes Unica per gli investimenti privati. Una strategia che il Governo intende rafforzare ulteriormente, come dimostra il miliardo di euro stanziato nel recente Decreto Lavoro per sostenere gli incentivi all'occupazione e favorire la creazione di lavoro stabile e di qualità».












