«Il report Istat conferma che il Mezzogiorno rappresenta uno dei principali motori della crescita economica nazionale», dice Luigi Sbarra, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud a proposito della stima preliminare del Pil e dell’occupazione 2025 nel Paese. Parole a dir poco giustificate, visto che il Sud per il quarto anno consecutivo cresce più della media nazionale, sia pure di poco (0,6% contro 0,5%), e soprattutto fa meglio di tutte le altre macroaree in termini di nuova occupazione (+1,5%, con il Centro a +1,1% e Nord Est e Nord Ovest sotto l’1%). Erano dati in parte annunciati, pressoché in linea ad esempio con quelli diffusi solo pochi giorni fa da Svimez (0,7% l’incremento del Pil previsto dall’Associazione) ma niente affatto scontati. E soprattutto con elementi di novità non trascurabili, anche se il ritardo dalle medie nazionali, in particolare per l’occupazione, rimane piuttosto ampio.
«Il Mezzogiorno sta crescendo anche sul piano della modernità», sintetizza ad esempio Salvio Capasso, economista di Srm, il Centro studi e ricerche collegato a Intesa Sanpaolo. E spiega: «Sono migliorati, sia per il Pil sia per l’occupazione, i risultati dei servizi finanziari, immobiliari e alle imprese che sono la diretta espressione del dinamismo del sistema economico meridionale. Un’economia stagnante non può produrre simili risultati. E non deve apparire come una contraddizione il fatto che l’incremento maggiore della crescita è stato registrato da Istat nell’agricoltura (+1,0%, ndr). Evidentemente, anche nel settore primario si assiste ad un salto di qualità, già peraltro consolidato dagli elevati livelli di export dell’agroindustria, che viene sempre più accompagnato dai servizi finanziari e dunque dagli investimenti».I SETTORIIn valori percentuali è in effetti proprio il dato sul Pil dell’agricoltura a catturare subito l’attenzione, specie se confrontato con il -0,1% della media Italia. Ma in quel +0,6% complessivo della crescita meridionale ci sono anche altre voci con il segno più. Per l’industria la stima preliminare Istat prevede +0,4% contro +0,3% nazionale mentre per il settore commercio, pubblici esercizi, trasporti e Tlc il Sud è cresciuto dello 0,9% rispetto all’1,0% e, come detto, i servizi finanziari, immobiliari e professionali dello 0,7% contro lo 0,2%. Frena invece il comparto delle costruzioni, rimasto pressoché stabile (+0,1%) rispetto alla media del Paese (+2,4%) sulla quale incide il forte risultato del Centro e del Nord Ovest, entrambi oltre il 4%. Ha di sicuro influito la progressiva riduzione dei cantieri del Pnrr, come peraltro era stato ipotizzato nel recente passato da diversi osservatori. Ma non può essere nemmeno trascurato il fatto che, come spiega Capasso, «la crescita dell’occupazione al Sud non è ancora sinonimo di aumento della produttività, punto chiave di ogni ragionamento sul futuro dell’area e del Paese. Nel Mezzogiorno servono più imprese e con livelli di produzione in crescita, sui quali l’incidenza della tecnologia sia più forte e costante». Un segnale incoraggiante, sotto questo profilo, arriva per la verità sempre ieri dall’annuale rapporto sui Distretti industriali di Intesa Sanpaolo: il Sud risulta l’area nella quale è maggiore l’impatto delle aziende virtuose «in grado di rafforzare la produttività, accrescere l’occupazione e innalzare i salari». Esempio interessante, quello del Distretto del caffè e delle confetterie napoletane che si colloca tra i primi 15 in Italia. LE VOCIDice Natale Mazzuca, vicepresidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno: «I dati diffusi dall’Istat fotografano un Mezzogiorno che cresce più del Centro-Nord. È un risultato importante che va riconosciuto, perché dimostra che il Sud può contribuire in modo decisivo alla crescita nazionale. Il +0,6% del Pil e, soprattutto, il +1,5% degli occupati confermano la vitalità che imprese e territori stanno esprimendo con forza. Ma la strada è ancora lunga: la sfida è trasformare questa dinamica positiva in una crescita strutturale». Per l’industriale calabrese, infatti, «i divari storici restano profondi e la fase che si apre, anche dopo il Pnrr, richiede continuità, visione e certezza delle regole. Serve una politica industriale coerente, capace di accompagnare investimenti, filiere e competenze. Come ha ricordato il Presidente di Confindustria, Orsini, la Zes Unica dimostra che semplificazione e velocità amministrativa sono decisive per sostenere gli investimenti. Dobbiamo rafforzare questo strumento e orientarlo sempre più all’attrazione di capitali produttivi nel Mezzogiorno. Il Sud chiede condizioni competitive: infrastrutture, energia sostenibile, credito, competenze e una Pa efficiente. Se queste condizioni diventeranno strutturali, il risultato di ieri potrà tradursi in una crescita più robusta, duratura e inclusiva». Dal canto suo Sbarra sottolinea che gli interventi del Governo Meloni hanno influito positivamente sulla capacità del Sud di riprendere a correre. A partire «dal potenziamento della Zes Unica, che è stata resa strutturale con uno stanziamento di 4 miliardi di euro nei prossimi tre anni, e dal recente decreto Lavoro da 1 miliardo di euro che incentiva l’occupazione dei giovani meridionali e le assunzioni da parte delle imprese che operano nelle regioni della Zona economica speciale».














