Per il quarto anno consecutivo il Meridione cresce più del Centro-Nord. Si tratta della più lunga «striscia positiva» dai tempi del boom economico. Anche l’occupazione aumenta e ciò, addirittura, per il quinto anno di seguito. Persino quella femminile: in questo caso per una percentuale doppia rispetto a quella maschile, anche se il Mezzogiorno resta tra le aree europee con il più alto divario di genere nel mercato del lavoro.

I dati Svimez, però, ci presentano anche l’altra faccia della medaglia, questa volta usando tinte più forti. Ci dicono, ad esempio, che gli investimenti pubblici non hanno risolto il problema dei talenti che se ne vanno: centomila giovani laureati meridionali emigrati verso il Nord nel volgere di un lustro, in cerca di prospettive migliori e salari più alti. L’occupazione che aumenta, dunque, non è quella giovanile (fino ai 35 anni si presenta in calo) ma riguarda solo gli over 50. Anche il Pil, a causa del disordine internazionale, sta frenando la sua corsa e, rispetto al 2024, ha rallentato.

Non è difficile profetizzare, perciò, che quando l’onda del PNRR inizierà a ritirarsi ci si troverà di fronte a una inversione di tendenza.

Pare proprio che per il Sud si prospetti un bivio. Da un canto, si può provare a imboccare con decisione la strada della modernizzazione, investendo in competenze, sostenibilità e innovazione tecnologica. Per far questo, è urgente divenire attrattivi, innanzitutto per le giovani generazioni. Riuscire a legare percorsi di formazione e opportunità lavorative convincenti, per le quali restare (o tornare) possa essere una scelta di convenienza e non di pigrizia.