Dopo l’approvazione al Senato della scorsa settimana, il confronto sul disegno di legge in merito alla “caccia selvaggia” si è trasferito alla Camera. Il provvedimento, che punta a riformare in modo profondo la storica legge 157 del 1992 e che da tempo è stato ribattezzato «spara tutto», prevede l’allungamento delle stagioni venatorie, l’aumento delle specie cacciabili e un forte ridimensionamento del ruolo scientifico dell’Ispra, elementi che secondo le forze parlamentari di minoranza e le associazioni ambientaliste e animaliste rischiano di sferrare un duro colpo alla tutela della biodiversità nazionale. Sul tema interviene adesso la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile dell'Università di Pisa: riportiamo di seguito l’intervento – a cura di Valentina Serra e Daniela Ciccarelli – in via integrale.
La biodiversità è una rete complessa di relazioni tra specie, habitat e attività umane. Per questo ogni intervento che riguarda la fauna selvatica dovrebbe partire da un principio semplice: conoscere prima di agire. Servono dati, monitoraggi, competenze scientifiche indipendenti e una valutazione attenta degli effetti sugli ecosistemi.
Il disegno di legge S.1552, approvato dal Senato e ora in passaggio alla Camera, modifica la legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. È un tema che merita attenzione pubblica, perché riguarda non solo la caccia, ma il modo in cui il nostro Paese sceglie di proteggere la fauna, gli habitat e il patrimonio naturale comune.













