Già bocciata dalla Commissione Ue, con la lettera da Bruxelles sapientemente nascosta in un cassetto dal governo. Già bocciata dal Consiglio d’Europa, per la – supposta – violazione della Convenzione di Berna. E, ora, il Colle che ha puntato la propria lente sul disegno di legge 1552 (ddl Malan), approvato la scorsa settimana in Senato, che punta a liberalizzare l’attività venatoria, stravolgendo la 157/92. La riforma della caccia arriva oggi alla Camera, segno che la maggioranza di centrodestra (in questo caso, a “trazione destra”, dal momento che soprattutto FdI e Lega spingono per accelerare i tempi) non vuole sorprese nell’ultimo anno di legislatura: l’approvazione del provvedimento è previsto entro l’estate o, quanto meno, prima che le attenzioni politiche siano dirottate sulla legge di Bilancio.

Sono tanti i punti controversi della riforma che stanno spingendo in questi giorni il mondo scientifico, quello ambientalista e quello animalista a far sentire la propria voce e a sensibilizzare l’opinione pubblica. Anche le opposizioni, con M5s e Avs in testa (e parte del Pd, con Elly Schlein che finalmente si è esposta, ma solo dopo che lo ha fatto il Papa), promette battaglia. Anche perché, vale la pena ricordarlo, l’iter a Montecitorio per il centrodestra potrebbe essere meno in discesa rispetto a quello di Palazzo Madama. E il rischio, se il testo verrà toccato, è che debba tornare indietro per un ulteriore passaggio parlamentare, allungando i tempi prima del via libera definitivo.