Nella proposta di legge n. 2984 in materia di caccia – ovvero la riforma della legge sulla tutela della fauna (157/1992) – recentemente licenziata dal Senato e di cui oggi inizia l’esame nella Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati – spicca, tra le varie problematiche, una proposta di violazione di accordi sovranazionali ratificati anche dall’Italia.
Come denuncia la Lega per l’abolizione della caccia (Lac) si tratta dell’art. 8 della p.d.l. in questione, che punta a modificare l’elenco dei mezzi di caccia consentiti, aggiungendo la possibilità di utilizzo di “strumenti optoelettronici nella caccia di selezione agli ungulati”.
«Si vuole, in altri termini – argomenta la Lac – dare il via libera agli strumenti di amplificazione della luce residua, alle termocamere e all’uso dell’infrarosso, abbinando alle carabine dispositivi utili al puntamento o alla ricerca, nelle ore più buie, di cervi, caprioli e daini, per fare qualche esempio. Ma la Convenzione di Berna sulla conservazione della vita selvatica e degli habitat naturali in Europa, ratificata anche dall’ Italia con legge 503/81, vieta (art. 8 ed allegato IV) nella caccia ai mammiferi l’impiego di congegni di mira dotati di convertitore di immagine o di dispositivo di ingrandimento per la caccia notturna, nonché i dispositivi di illuminazione dei bersagli. La Convenzione è stata sottoscritta anche dalla Ue nel 2011».










