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Ultimo aggiornamento: 13:25
Evidenti profili di incostituzionalità. Rischi per la sicurezza delle persone, danni per gli ecosistemi. Ma anche incompatibilità col diritto europeo. Il disegno di legge che punta a modificare la legge sulla caccia (157/92), il cosiddetto ddl Malan, sta per approdare in Senato dopo il voto degli emendamenti nelle commissioni Agricoltura e Ambiente di Palazzo Madama. I punti critici del testo sono così gravi che pure la commissione Ue ha scritto al governo guidato da Giorgia Meloni, in particolare, al ministero di Gilberto Pichetto Fratin. Lettera, come scritto da ilFattoQuotidiano.it, tenuta nascosta dall’esecutivo, finché non è stata scoperta dalle associazioni animaliste e ambientaliste.
Così la questione è arrivata in Aula, al Question Time, per merito della senatrice Gisella Naturale del Movimento 5 stelle. Che ha sollevato un aspetto molto pratico: la possibilità che l’Italia cada sotto procedura d’infrazione (c’è già la messa in mora proprio per politiche legate all’attività venatoria che non rispettano il Regolamento Reach e la Direttiva Uccelli). Ma il titolare del ministero dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha liquidato il tutto con un “non intendiamo interrompere i lavoratori legislativi, né quelli del governo, per una lettera di un burocrate“. Padroni a casa nostra, certo. E non fa nulla se le sanzioni verranno pagate dai cittadini italiani. E sulla possibilità che la nuova riforma, come denunciato da scienziati ed esperti, incrementi il bracconaggio, ha risposto: “L’impianto normativo italiano prevede di considerare criminale, delinquente, colui che compie un reato, non quello che esercita un’attività prevista dalla legge, ma semmai chi intende impedirlo violandola. Vale anche per l’attività venatoria”.










