Da una parte i cacciatori e il governo che ha messo nero su bianco molte delle loro richieste, dall'altra ambientalisti e animalisti. In mezzo: la natura e gli animali. In queste ore è in corso una vera e propria battaglia tutta incentrata su una bozza: è quella del Ddl Caccia, ovvero la potenziale modifica - fatta di 18 articoli - della legge dell'11 febbraio 1992, la numero 157, che regola l'attività venatoria in Italia ma che da tempo, dopo 33 anni, i cacciatori chiedono di rivedere.

Una premessa è doverosa: la fase attuale è quella della predisposizione e si ragiona solo su una bozza - trapelata tra giornalisti e associazioni ambientaliste dopo che è stata mostrata a federazioni e associazioni della caccia e alle regioni - e non si parla dunque di nessuna decisione definitiva, ma di fase pre-discussione, l'inizio di un percorso che potrebbe presto essere discusso in Parlamento.

Nel testo, messo a punto dal Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, con tanto di relazione tecnica, ci sono passaggi che per il mondo della caccia sono "necessari", mentre per quello degli ambientalisti sono delle "bombe distruttive".

Cosa prevede la bozza del DDL CACCIA

Uno dei punti chiave della modifica è il possibile allungamento, di fatto, del calendario venatorio. Oggi si caccia in Italia dalla terza domenica di settembre sino al 31 gennaio, poi inizia la stagione migratoria e la caccia va sospesa. Eventuali allungamenti della stagione finora erano soggetti a pareri vincolanti dell'Ispra, l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale. Con le modifiche, l'Ispra verrebbe messa da parte per lasciare più potere decisionale alle Regioni, che potrebbero consentire un eventuale allungamento. Inoltre, la riforma impone uno stop obbligatorio alla caccia per più di tre giorni a settimana (nei martedì e venerdì) ma anche qui verrà lasciata alle Regioni la facoltà di assegnare liberamente i tre giorni settimanali consentiti.