Sono circa 50 mila i piemontesi iscritti all’anagrafe venatoria, una fotografia restituita dalla Banca dati faunistica regionale. Ed è a questo target che si rivolge il disegno di legge sulla caccia che sarebbe sul tavolo del ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida. In 18 articoli, la riforma andrebbe a stravolgere la normativa che da trent’anni regola l’attività in Italia.
Una proposta appena abbozzata che ha già ottenuto l’appoggio della Regione Piemonte che la valuta utile per arginare «l’incontrollata diffusione della fauna selvatica». Le associazioni ambientaliste e animaliste piemontesi, invece, sono pronte a schierarsi contro. A partire da Legambiente, secondo cui la normativa aggiornata «potrebbe cancellare sessant’anni di politiche a tutela della fauna selvatica». Quello che spaventa le associazioni sono le aperture ipotizzate sui tempi e sui luoghi della caccia, che permetterebbero l’uccisione di specie fino a oggi fuori rischio: «Soprattutto gli uccelli che utilizzano la nostra regione come un’autostrada aerea — dice Riccardo Ferrari, membro della giunta esecutiva di Lipu Piemonte —. Questo perché si sta parlando di aprire l’attività venatoria anche durante la stagione delle migrazioni. Ecco allora che esemplari come le anatre rare sarebbero nuovamente a rischio, così come il comunissimo fringuello: un uccellino che pesa meno di una munizione, di nuovo nel mirino dei cacciatori solo per divertimento».










