Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha presentato al Consiglio dei ministri il testo di modifica alla legge 157/92 sulla “protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”, noto anche come legge sulla caccia. Questa mattina, infatti, i capigruppo di maggioranza (Malan per Fdi, Romeo per la Lega, Gasparri per Forza Italia e il vicecapogruppo del misto Salvitti) hanno depositato al Senato il testo per aggiornare una legge che è ormai datata e non garantisce un’efficiente gestione del territorio.

Nonostante le molteplici accuse venute nelle scorse settimane dalle associazioni ambientaliste e animaliste secondo cui il Governo punta a liberalizzare la caccia con grave minaccia per la fauna selvatica, viene invece portata avanti una iniziativa legislativa che punta a regolare l’attività venatoria in base a uno scenario della fauna selvatica che in questi ultimi anni è profondamente cambiato, di certo è completamente diverso rispetto ai primi anni ’90 quando fu varata la legge 157.

La proliferazione fuori misura della fauna selvatica in molte regioni italiane è alla base di gravi danni economici alle imprese agricole italiane (solo nelle ultime settimane sono state segnalate distruzioni di raccolti in aziende vitivinicole e ortofrutticole da parte di daini, caprioli e cinghiali ), è responsabile di una forte crescita di incidenti stradali con animali selvatici ed è alla base della diffusione (attraverso il veicolo della popolazione di cinghiali) della Peste suina africana, malattia non trasmissibile all’uomo ma che può arrecare gravissimi danni economici agli allevamenti di suini stimati in circa 2 miliardi per l’intera filiera della salumeria made in Italy qualora paesi stranieri bloccassero l’export.