C’è una legge intelligente e umana votata nel febbraio del 1992 che per la prima volta ha regolamentato in Italia l’attività venatoria. È una legge approssimativa ma stabilisce delle regole di difesa delle specie in pericolo di estinzione, proponendo regole di salvaguardia per il sistema ecologico e ambientale. La caccia, soprattutto agli uccelli migratori che arrivano stremati da lunghi viaggi e vengono abbattuti, è già qualcosa che indigna chi non crede che l’essere umano sia il proprietario despota del Pianeta. Eppure nei secoli scorsi le stragi di animali selvatici erano considerate salvifiche. Ho in mente delle fotografie, viste in musei naturalistici, di cacciatori felici che tengono un piede sul centesimo orso ucciso, la foto di un orso cucciolo impiccato perché aveva preso una mela in un giardino privato. Ma da dove proviene questo desiderio di uccidere animali indifesi e innocenti? Ricordiamo che la caccia per l’uomo sapiens era da principio una risorsa di vita e una difesa.
Ma oggi la caccia non ha più senso
Il rapporto fra cacciatore e cacciato si fa ogni giorno più arbitrario. Non c’è neppure più bisogno di avere una grande mira, i fucili di precisione fanno tutto da soli. Si potrebbe dire che la caccia si sta trasformando in un piccolo gioco sadico: conta il senso di onnipotenza per chi legittimamente può ferire e massacrare una povera bestia indifesa.









