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Ultimo aggiornamento: 13:35

Crudeltà sugli animali finalmente bandita. Il Senato ha approvato una legge che cambia la giustizia animale in Italia: “Pene più severe, misure antimafia, una banca dati nazionale per tracciare chi maltratta, traffica o uccide. Un tributo a chi non può parlare”, commenta il Messaggero di venerdì 30 maggio. Le misure sono le seguenti: pene fino a 4 anni di carcere e 60.000 euro di multa per chi uccide un animale, reclusione fino a due anni per i maltrattamenti; 4 anni di carcere e multe fino a 160.000 euro per chi organizza combattimenti clandestini; pene fino a 2 anni e 30.000 euro per chi guarda o scommette. Ancora: da 4 a 18 mesi di carcere e multe fino a 30.000 euro per chi traffica cuccioli.

Esulta la deputata Michela Vittoria Brambilla, da sempre impegnata sul fronte della protezione. Ed esulta anche il centrodestra, parlando di rivoluzione copernicana, invocando Gandhi e la celebre frase sul fatto che “la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”. Tutto bene, dunque?

Per la verità non tanto. Perché se questa legge è certamente benvenuta, perché se i crimini che persegue, finalmente crimini veri, non come quelli “inventati” dal governo in questi mesi contro le categorie invise, sono veramente crimini odiosi e sono stati fino ad oggi – incredibile – parzialmente o totalmente impuniti, non si può non notare una gigantesca contraddizione dello stesso centro destra proprio sul fronte della protezione animale.