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Ultimo aggiornamento: 8:01

di Patrizia Re*

Per i paladini della giustizia sociale, il disegno di legge approvato in via definitiva in Senato che inasprisce le pene detentive per atti di crudeltà verso gli animali rappresenta un incoraggiante passo avanti. Tuttavia, non dobbiamo adagiarci sugli allori e smettere di lottare per la liberazione animale. Riconoscere gli animali come esseri senzienti, titolari di diritti e non come proprietà, e imporre pene più severe a chi li maltratta è di per sé motivo di celebrazione, ma tutto ciò avrà senso solo se ammetteremo che resta ancora molto da fare per garantire agli animali il rispetto e le tutele che meritano.

Da un lato, la nuova legge mira a fungere da deterrente contribuendo a ridurre i casi di abusi nei confronti degli animali di affezione, come quelli contro Brian, il cane impiccato, picchiato, scuoiato e lasciato morire in Sicilia; Grey, il gatto preso a calci e gettato in una fontana ghiacciata in Puglia; Angelo, il cane seviziato e ucciso in Calabria. Il disegno di legge allinea l’Italia ai principi dell’Ue, riconoscendo gli animali come esseri senzienti, non solo i gatti e i cani con cui molti di noi condividono la quotidianità, ma anche la fauna selvatica e agli animali negli allevamenti. Il divieto di tenere i cani a catena e l’inasprimento delle pene detentive per coloro che sono coinvolti in combattimenti tra animali rappresentano anch’essi un importante passo avanti. Con ciò, si può dire che ora tutti gli animali in Italia siano al sicuro da abusi? Niente affatto.