di
Alessandro Sala
Convegno al Senato sulla riforma che inasprisce le norme per i reati contro gli animali. Uccisioni e maltrattamenti sono il 69% del totale
Il cane Angelo torturato a morte nel Cosentino, il cane Aron bruciato a Palermo, il gatto Leone scuoiato vivo nel Salernitano, il gatto Green ucciso a botte in Veneto: sono solo alcuni dei casi raccontati dalle cronache nazionali che hanno avuto come vittime animali. Questi reati - uccisione e maltrattamento - rappresentano da soli il 68,6% di tutti i reati contro gli animali perseguiti dalle Procure italiane (nel dettaglio sono rispettivamente il 39,6 e il 29%). Benché la maggioranza dei fascicoli sia a carico di ignoti - nell'87% dei casi di uccisione e nel 53% di quelli di maltrattamento - è soprattutto su queste due fattispecie che si farà sentire la stretta operata dalle norme della Legge Brambilla approvata in via definitiva la settimana scorsa al Senato.
I numeri sono stati diffusi oggi in un convegno a Palazzo Madama, dedicato proprio a questa riforma e aperto dal presidente Ignazio La Russa. La legge, ha ricordato l'on Michela Vittoria Brambilla, presidente dell'Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, che ne è stata prima firmataria e relatrice alla Camera, prevede l'aumento delle pene per tutti i reati contro gli animali, sempre accompagnate anche da multe ingenti: fino a 60 mila euro per l’uccisione e fino a 30 mila per il maltrattamento. Con l'obiettivo di rappresentare una vera deterrenza per chi ha fino ad oggi considerato poco importante la vita di esseri non umani suffragato proprio dal fatto che la stessa legge non li tutelasse. D'ora in avanti inizieranno invece ad essere considerati «esseri senzienti», in linea anche con quanto stabilito dal trattato di Lisbona, e come soggetto e non più solo oggetto del diritto.







