A suo modo una piccola svolta nei rapporti giuridici tra l’umano e il mondo non umano, ma dagli uomini troppo influenzato. Il Senato ha approvato ieri definitivamente il disegno di legge che riforma la tutela penale degli animali. Un voto per alzata di mano, a conferma di un sentimento tra i parlamentari almeno diffuso. Certo il provvedimento interviene con l’ormai classico e forse abusato strumento dell’innalzamento delle sanzioni, dell’infittirsi delle aggravanti, della migliore determinazione dei reati, a irrobustire l’arsenale penale sul punto, tuttavia sarebbe per certi versi riduttivo considerare il disegno di legge solo in questa prospettiva.

La modifica costituzionale

Collocandosi infatti sulla scia del nuovo articolo 9 della Costituzione, modificato nel 2022 aggiungendovi un comma finale dove si affida alla legge le modalità di tutela degli animali, rendendoli così protagonisti del diritto, il disegno di legge riscrive il Titolo IX bis del Codice penale cancellando il bene da proteggere da parte delle norme penali da una visione ancora con l’uomo al centro, il «sentimento per gli animali», agli animali stessi.

Sanzioni più pesanti

Più nel dettaglio, il provvedimento aumenta le sanzioni pecuniarie per chi organizza spettacoli o manifestazioni che comportano sevizie verso animali. Più dura anche la repressione dei combattimenti illegali tra animali: l’articolo 3 interviene portando la pena da due a quattro anni di reclusione per chi promuove o dirige questi eventi, e prevedendo aggravanti se sono coinvolti minori o armi, oppure se le scene sono diffuse online.