Ma le Case della Comunità funzionano davvero o sono solo un flop? A pochi giorni dalla scadenza del Pnrr del 30 giugno, l’ultima rilevazione di Agenas fotografa una situazione ancora incompleta. A livello nazionale risultano 781 Case della Comunità con almeno un servizio attivo, ma solo 204 dispongono di una presenza medica conforme a quanto previsto dal DM 77/2022 e appena 216 garantiscono una presenza infermieristica adeguata. Da qui la stima di oltre 2.500 medici e quasi 7mila infermieri a tempo pieno ancora mancanti. Il rischio, tuttavia, non è automaticamente quello di perdere i fondi europei, quanto piuttosto di natura organizzativa. Molte strutture, quindi, in molte zone di Italia rischiano di restare nuovissime e ben ristrutturate "scatole vuote". Per questo le Regioni stanno cercando margini di manovra, mentre iniziano ad arrivare le prime critiche da parte di attivisti e organizzazioni sindacali. In Toscana, però, il quadro appare meno critico rispetto ad altre regioni italiane, pur con alcune difficoltà ancora presenti a livello locale. A delineare la situazione è Umberto Quiriconi, presidente dell’Ordine dei Medici, che in un’intervista rilasciata alla nostra redazione fa il punto sull’organizzazione dei servizi sanitari territoriali. Secondo Quiriconi, la medicina generale convenzionata in Toscana ha costruito nel tempo un rapporto stabile e collaborativo con l’amministrazione regionale, "permettendo una copertura dei servizi che si avvicinerebbe al 70%, con l’obiettivo di raggiungere progressivamente livelli ancora più elevati". "Il dato rassicurante è che non siamo in una situazione drammatica come in altre realtà", spiega, sottolineando come gli accordi già in essere abbiano consentito di garantire una parte significativa dell’assistenza prevista. Più complessa, invece, la situazione a livello locale. Nella Piana di Lucca permangono alcune criticità legate alla piena operatività delle nuove strutture. "Sono attualmente in corso – aggiunge Quiriconi – gli accordi con le organizzazioni sindacali dei medici per garantire la copertura delle Case della Comunità già attivate sul territorio". Un passaggio ritenuto fondamentale per completare l’organizzazione dei servizi sanitari territoriali. Il riferimento è anche al nuovo accordo nazionale, che prevede il coinvolgimento volontario dei medici di medicina generale in attività aggiuntive fino a un massimo di sei ore settimanali. Secondo Quiriconi, questa misura dovrebbe essere applicata integralmente e contribuire a rafforzare l’organico disponibile. "Dopo l’estate le cose dovrebbero partire come devono", conclude il presidente dell’Ordine dei Medici, esprimendo un cauto ottimismo sulla piena operatività delle strutture nel breve periodo.