Tanti edifici, ma nessun servizio per carenza di medici. E all’orizzonte un possibile affidamento ai privati, come già sta accadendo nelle altre Regioni.
È il rischio che corrono gli ospedali e le case di comunità in Sardegna, i due pilastri della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale prevista dal Pnrr che, parola di Gianfranco Angioni (Usb Sanità Sardegna), rischia di trasformarsi nel più grande fallimento della sanità pubblica.
«Si inaugurano strutture mentre i reparti non riescono a garantire gli organici, in altre Regioni la carenza di personale ha già aperto la strada agli affidamenti ai privati, la Sardegna deve decidere se rafforzare la sanità pubblica o assistere al suo smantellamento». In sostanza, mentre si inaugurano le strutture e si rivendica il raggiungimento e il superamento degli obiettivi del Pnrr (64 case e 18 ospedali pronti rispetto ai target previsti di 50 e 13), «nessuno spiega con quali medici, infermieri e operatori socio-sanitari quelle strutture dovranno funzionare».
Questo è il vero nodo della riforma. Il sindacato ha chiesto formalmente alla Regione di rendere pubblici i modelli organizzativi, il fabbisogno di personale e gli organici previsti per le nuove strutture, ma «ad oggi non è arrivata alcuna risposta, ed è un silenzio grave» perché «non si possono investire milioni senza spiegare chi garantirà concretamente l’assistenza».







