Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLe case di comunità rischiano di diventare una scatola vuota. I nuovi maxi-ambulatori, finanziati con 2 miliardi di euro dal Pnrr per rilanciare la sanità territoriale, punto debole del Servizio sanitario nazionale, rischiano di rimanere desolatamente privi di medici.
Soprattutto al Nord (in primis Lombardia e Veneto) dove i medici di famiglia sono già tutti vicini alla fatidica soglia dei 1500 assistiti a testa (considerata un punto di non ritorno per gli standard sanitari) e difficilmente quindi potranno svolgere nelle case di comunità 6 ore settimanali di lavoro per 48 settimane annue, come loro richiesto dall’atto di indirizzo delle regioni per il rinnovo del Ccnl dei medici di famiglia.
Un compromesso, quello proposto dai governatori regionali che, dopo lo stop alla riforma del ministro Orazio Schillaci, prova a evitare che le case di comunità si trasformino in uno dei simboli del fallimento del Pnrr. a conciliare ambulatori e case di comunità? La sanità territoriale è al collasso e ce ne siamo accorti durante il Covid quando è mancata, soprattutto al Nord, quell’assistenza intermedia che nelle fasi più critiche della pandemia avrebbe potuto salvare molte vite umane.







