Le Case di comunità potevano essere fatte seguendo diversi modelli. Si è invece preferito puntare, per motivi economici e politici su hub più grandi, che si stanno rivelando poco diverse dai poliambulatori che erano e ai quali, in molte regioni d’Italia, si è semplicemente deciso di cambiare il nome sulla targa all’ingressoPochissimi giorni dopo il no del governo alla “Riforma Schillaci”, è giunto un accordo con le sigle sindacali dei medici di medicina generale che suona come la condanna definitiva di qualsiasi serio tentativo di riforma della medicina territoriale. Per riassumere quanto già detto in due recenti articoli, la riforma prevedeva la presenza di medici stabilmente inseriti nelle Case di comunità (Cdc) per gestire, in collaborazione con infermieri domiciliari e assistenti sociali, i bisogni clinici e aDaniele CoenmedicoMedico d’urgenza, è stato per 15 anni direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale Niguarda di Milano. Membro del Direttivo nazionale della Academy of Emergency Medicine and Care (AcEMC). Ha collaborato per anni con le associazioni dei consumatori a progetti di educazione e di divulgazione in campo sanitario. Ha pubblicato: Margini di errore (Mondadori, 2019), L’arte della probabilità (Raffaello Cortina, 2021), Quella voce che nessuno ascolta con Valeria Raparelli (Giunti, 2023) e Corsia d'emergenza (chiarelettere, 2024).
Errori politici e lobby, perché la riforma dei medici è fallita
Le Case di comunità potevano essere fatte seguendo diversi modelli. Si è invece preferito puntare, per motivi economici e politici su hub più grandi, che si stanno rivelando poco diverse dai poliambulatori che erano e ai quali, in molte regioni d’Italia, si è semplicemente deciso di cambiare il nome sulla targa all’ingresso







