Pubblicato il: 31/07/2026 – 8:55
COSENZA «La realizzazione delle 62 Case di Comunità e dei 20 Ospedali di Comunità previsti dal PNRR in Calabria rischia di trasformarsi in un’occasione mancata. Il problema principale riguarda la totale assenza di una programmazione di un piano straordinario assunzionale del personale necessario a garantire il funzionamento delle nuove strutture»: così Carlo Guccione, membro della direzione nazionale del Partito democratico. L’esponente dem aggiunge che «l’applicazione degli standard minimi previsti dal DM 77 del 2022 comporterebbe infatti un incremento dei costi del personale pari a 19 milioni e 500 mila euro. Una domanda sorge spontanea: perché non sono stati banditi i concorsi necessari? Perché non sono state stanziate le risorse necessarie per le assunzioni per rendere operative queste strutture? Applicando gli standard del DM 77/2022, per mettere in funzione le Case e gli Ospedali di Comunità sarà necessario assumere 504 unità infermieristiche, oltre alle altre figure professionali previste. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, gli standard minimi del DM 77/2022 devono prevedere 7 o 9 infermieri, di cui uno con funzioni di coordinatore infermieristico; 4 o 6 operatori socio-sanitari; 1 o 2 unità di personale sanitario della riabilitazione; un medico presente per 4 o 5 ore al giorno, sei giorni su sette. Negli Ospedali di Comunità deve essere inoltre garantita l’assistenza infermieristica 24 ore su 24, sette giorni su sette, con il supporto degli operatori socio-sanitari. Per le Case di Comunità, invece, è obbligatorio assicurare tutti i servizi previsti dal DM 77/2022: 13 servizi obbligatori per le Case di Comunità Hub; 10 servizi obbligatori per le Case di Comunità Spoke. Il rischio concreto – secondo Guccione – è che queste importanti strutture rimangano semplici involucri vuoti, senza il personale necessario per erogare i servizi previsti. In tale scenario, la Commissione Europea potrebbe contestare il mancato raggiungimento degli obiettivi del PNRR e chiedere alla Regione Calabria la restituzione dei finanziamenti, facendo perdere al territorio un’occasione storica di rilancio della sanità».







